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lavoro e sicurezza 

L’Uglm: ecco perché non va l’accordo per Hitachi Rail

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PISTOIA

Prende il via oggi il programma di progressivo ritorno alla normale attività dello stabilimento Hitachi Rail di Pistoia, dopo il lungo stop docvuto all’emergenza coronavirus.

Il programma porterà il 13 maggio al lavoro l’organico completo degli operai in officina, mentre una parte degli impiegati continuerà a lavorare da casa. Il rientro è regolato da un accordo tra azienda e sindacati che prevede turnazioni (i primi operai entreranno alle 5 di mattina), percorsi dedicati, controllo della temperatura, sanificazioni periodiche, utilizzo di mascherine e guanti, orari sfalsati di entrata e uscita.

Ma l’accordo, giovedì scorso, è stato firmato da 7 membri della Rsu Hitachi su 12. Contrari, 3 delegati su 4 della Fiom e i due dell’Uglm. «Come delegati Uglm – scrivono in una lunga nota Tiziano Fabbri e Luca Fedi – siamo amareggiati e delusi dal comportamento tenuto dall’azienda nell’interpretare, condurre e definire le linee e lo svolgimento dei tavoli di confronto».

I due riconoscono all’azienda di aver messo in atto molte importanti accortezze. Ma secondo i due Uglm «si poteva e si doveva fare qualcosa di più».

Il riferimento in particolare è alla mancata esecuzione di test sierologici al rientro dei dipendenti, un esame «che permettesse l’evitare di immettere, nelle linee produttive, persone positive al virus, asintomatiche e pertanto molto pericolose per la salute collettiva, è chiaro quindi, non solo interna allo stabilimento».

L’Uglm aveva poi richiesto, tra l’altro, «la sanificazione dell’aria degli ambienti chiusi e ristretti, come le cabine di controllo sparse in tutta l’officina, gli uffici, gli spogliatoi» e una particolare attenzione ai lavoratori immunodepressi e a quelli, ancora oggi in forza presso lo stabilimento pistoiese, che già furono vittime di una esposizione all’amianto negli anni 87-90, durante la scoibentazione del tetto in cemento/amianto avvenuta sopra le loro teste.

«Ma anche stavolta noi delegati Rsu e cosa ancor più grave l’Rls (che ricordiamolo è il rappresentante per la sicurezza dei lavoratori) di Ugl metalmeccanici siamo stati inascoltati e addirittura esclusi, nemmeno avvertiti, dei nuovi accorgimenti apportati nei locali della mensa».

«Noi delegati Rsu di Ugl Metalmeccanici – dice ancora la lettera – non possiamo altro che rifiutare un accordo pensato in questi termini e non per puro spirito polemico. Non firmiamo un accordo che passa, dopo una lunga estenuante trattativa, utilizzando delle modalità “tattiche” criticabili e assolutamente per noi non condivisibili, sfruttando cioè quella che è stata una maggioranza sindacale scomposta e risicata che, a nostro parere, non ha saputo dare giusta espressione al volere primario collettivo dei lavoratori». —

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