Il Tirreno

Pistoia

Parrucchieri pronti a riaprire in sicurezza

Alessandra Tuci
Parrucchieri pronti a riaprire in sicurezza

«Da sempre utilizziamo guanti e disinfettanti: il vero pericolo arriva dall’abusivismo che sta dilagando in questo periodo»

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QUARRATA

Incontreranno il sindaco di Quarrata Marco Mazzanti domani mattina nella sala consiliare del comune i parrucchieri che, martedì mattina, hanno fatto sentire la loro voce contro un decreto firmato dal presidente del consiglio dei ministri che a loro proprio non va giù. Un decreto che, a detta loro, li penalizza fortemente, permettendogli di tornare a lavorare soltanto il 1° giugno, nonostante siano già pronti a ripartire fin da subito.

«Abbiamo da sempre utilizzato tutti i protocolli sanitari previsti, già da prima dell’emergenza virus – spiegano – Abbiamo sempre usato guanti monouso, disinfettato spazzole e poltrone, igienizzato l’ambiente di lavoro. Perché dal 4 maggio molti negozi potranno riaprire e noi no? ».

Loro, infatti, sarebbero stati pronti a ripartire anche subito. «Non capiamo come mai il presidente del consiglio si sia ricordato di noi solo alla fine del decreto – continuano – Sembra che si sia dimenticato totalmente della nostra categoria. Quando l’altro giorno ha spiegato i vari punti di noi si è ricordato solo alla fine. Com’è possibile che molte attività possano riaprire già da lunedì e noi dobbiamo aspettare ancora un mese?».

Sono arrabbiati e delusi, in tutta la provincia: per questo hanno costituito un gruppo, di cui fa parte circa un centinaio di addetti ai lavori tra Quarrata, Pistoia ed Agliana. Una decina di loro domani incontrerà il sindaco di Quarrata, nella speranza che ci siano anche altri sindaci presenti.

«Siamo contenti dell’incontro che avremo con il sindaco – continuano – Ci sembra costruttivo. È una bella cosa e confidiamo anche nella presenza di altri sindaci. Saremo una decina in rappresentanza dell’intero gruppo».

I punti su cui si leva il malcontento dei parrucchieri sono chiari: protocolli sanitari già usati dal settore, paura e rabbia per la crescita dell’abusivismo, calo del fatturato di oltre il 30%, mancanza di cassa integrazione per molti dipendenti, solo per fare qualche esempio.

«L’abusivismo che sta dilagando in questo periodo ci preoccupa – spiegano – Chi lavora in casa certo non adopera tutte le misure igienico-sanitarie che invece verrebbero adottate in negozio. Non è più sicuro allora farci riaprire piuttosto che permettere ad alcune persone di svolgere la professione in casa senza alcun tipo di controllo?».

Molti poi lamentano di essere in cassa integrazione e di non aver ancora ricevuto un euro, così come per molti ancora non sono arrivati i 600 euro promessi dal governo per le partite Iva: «I nostri dipendenti ci chiedono aiuto, ma come facciamo se non abbiamo entrate ma solo spese?». —

Alessandra Tuci

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