Il Tirreno

Pistoia

La povertà da pandemia non dà tregua

Elisa Pacini

Il direttore della Caritas: aumento esponenziale delle richieste d’aiuto, non solo alimenti, ma anche contributi per l’affitto

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PISTOIA

«Aumento esponenziale». In due parole Marcello Suppressa, direttore della Caritas Diocesana, fa la fotografia di quella che definisce senza mezzi termini «una pandemia con pesanti risvolti sociali».

Anche nel territorio pistoiese, come in tutta Italia, dall’inizio dell’emergenza sanitaria la Caritas ha rilevato un aumento importante delle richieste di aiuto per beni primari. Alimentari, in primis, e poi bollette e affitti. Tornando all’assistenza e a «quell’assistenzialismo di emergenza – dice Suppressa – che andrà superato dopo con un lavoro d’insieme da parte di tutte le parti in causa». Assistenzialismo che la Caritas pistoiese da anni ha provato a superare con progetti di inclusione sociolavorativa, microcredito, ma che lo stop a molte attività lavorative per contenere il contagio ha riportato a galla.

Parlando con Suppressa, oltre a numeri impressionanti di richieste di aiuto, a colpire è soprattutto l’analisi sull’orizzonte lungo dell’emergenza. «La crisi economica conseguente alla pandemia – dice il direttore della Caritas – sarà più forte di quella del 2008. Lì era partita da alcuni settori, come l’edilizia, e aveva avuto una scansione nel tempo. Ora ha colpito tutti insieme. La ripresa che speriamo ci sarà, sarà lunga e dovremo trovare delle vie d’uscita in rete con tutti i soggetti coinvolti».

Utenti della mensa “Don Siro Butelli” (che non si è mai fermata anche se serve pasti da asporto) raddoppiati, quasi 700 tessere per l’Emporio solidale di Sant’Agostino contro le 450 di inizio marzo. 20% in più di persone aiutate dal centro di ascolto “don Tonino Bello” di Agliana, da sempre una delle sentinelle più attive della rete Caritas sul territorio diocesano. Questi i numeri dei «nuovi poveri da coronavirus» dice Suppressa che chiedono soprattutto alimenti, beni primari assicurati alla famiglia con occupazioni in quell’immenso mare magnum del lavoro precario, a chiamata, saltuario se non a nero.

«Nella prima fase le richieste sono state soprattutto alimentari – dice Suppressa – poi sono arrivate le richieste di aiuto nel pagamento dell’affitto, delle utenze».

«Si sono rivolte a noi anche persone che avevano un’attività lavorativa autonoma – continua Elisa Puggelli, referente del Centro d’Ascolto di Agliana – magari nata da poco e sospesa dalla chiusura generale. Persone che hanno perso il lavoro e ancora non hanno avuto la cassa integrazione e persone che vivevano alla giornata. Abbiamo avuto anche tante richieste di sostegno psicologico, una nuova situazione di disagio da parte di chi da un giorno all’altro si è trovato a non sapere come mettere qualcosa in tavola».

Ad aiutare la Caritas nel far fronte a quest’onda difficile da gestire, è stata un’onda ancora più forte. Quella della solidarietà. «Persone ma anche supermercati si sono attivati per aiutarci – dice Puggelli – e per noi è stato fondamentale perché le raccolte in Chiesa o nei centri di grande distribuzione sono sospese. Molti ci hanno aiutato nella preparazione dei pacchi, c’è chi ha donato materiale scolastico e chi si è reso disponibile per consegne a domicilio molto gradite visto che la solitudine è un’altra conseguenza di questo periodo».

«Su questa solidarietà che abbiamo avuto, sia dalla grande distribuzione che dalla Far.Com che ci aiuta nella sanificazione degli ambienti, si deve poggiare il futuro – conclude Suppressa – perché i numeri sono più grandi di noi». –

Elisa Pacini

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