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«Ho rivisto i miei genitori dopo un mese e ho pianto»
Lacrime di gioia all’ospedale di San Marcello: Alessio Capecchi è il figlio dei due anziani coniugi che, colpiti dal Covid, sono stati riuniti durante il ricovero
SAN MARCELLO
«Qua si sta bene Alessio!», urla babbo Renzo dalla finestra. «Ora che ti sento, sto meglio anch'io, figlio mio», dice mamma Liliana. Esterno dell'ospedale Pacini di San Marcello Pistoiese. Sono attimi intensi. Molto intensi. È un mese che genitori e figlio non si vedono.
Alessio sta lì sotto la finestra, i genitori sono affacciati, e scoppia a piangere. Babbo Renzo e mamma Liliana pure. Gli infermieri lì vicino hanno gli occhi lucidi.
È venerdì 24 aprile. È la vigilia della Liberazione. Ma è anche la Liberazione dei sentimenti. Di quelli belli. Di quelli che viene giù un pianto liberatorio perché son lacrime di felicità e ci volevano proprio dopo un periodo orribile.
Renzo Capecchi e Liliana Giani, 87 anni lui, 80 lei, entrambi di Chiazzano (alle porte di Pistoia), ce l'hanno quasi fatta a sconfiggere il coronavirus. Sono ricoverati al Pacini di San Marcello Pistoiese per le cure intermedie. Vengono dal San Jacopo di Pistoia. E se la sono vista brutta. Ora però il male invisibile sta per diventare solo un brutto ricordo. Se tutto va per il verso giusto, tra qualche giorno tornano a casa. Alessio è andato sotto la finestra perché un operatore sanitario l'ha riconosciuto al volo: «Ah! Ma lei è il figlio di Renzo e Liliana. Due tipi troppo forti. Dia a me magliette e calzini. Glieli porto io. Lei vada sotto la loro stanza che li faccio venire alla finestra per un saluto».
Alessio non se l'è fatto dire due volte. Ha preso ed è andato. E così genitori e figlio si sono rivisti dopo un mese di lontananza, dopo un mese di pensieri brutti brutti. Ed è stato un momento di felicità totale.
Ma per Renzo e Liliana non è certo una passeggiata il viaggio dentro il coronavirus. Intanto è stata un fortuna che Alessio, che ha 47 anni e un’officina per le auto a Montemurlo, abiti sopra di loro. È lui infatti che si è accorto che perdevano colpi.
Racconta: «Mio babbo aveva perso lucidità, gli avevo tolto anche le chiavi della macchina. Una notte è caduto dal letto, aveva il corpo che tremava tutto. Mia mamma, invece, aveva una strana febbriciattola, la tachipirina serviva a poco, la febbre tornava subito. Allora ho comprato un saturimetro e ho visto che l'ossigeno nel sangue era calato troppo».
Allarmato, Alessio ha pensato bene di chiamare la Asl Toscana Centro. È stata poi l'azienda sanitaria a prendere in carico babbo Renzo e mamma Liliana all'ospedale San Jacopo. E la diagnosi ha parlato subito chiaro: coronavirus. Non solo. La situazione di babbo Renzo e mamma Liliana è apparsa subito difficile. Per fortuna niente terapia intensiva. Ma l'ossigeno fisso, quello sì. Prima Renzo e Liliana sono stati tenuti in reparti separati. Poi sono stati riuniti.
«Ci ha pensato una dottoressa. Ha fatto tutto di testa sua. Ha preso e li ha rimessi insieme», dice Alessio. Una volta che sono stati ritenuti fuori pericolo, la domenica prima di essere dimessi e trasferiti a San Marcello Pistoiese, la bella sorpresa. Renzo e Liliana sono stati festeggiati dagli operatori per il loro 48esimo anniversario di matrimonio.
Ora Alessio vuole ringraziare medici e infermieri del Pacini e del San Jacopo: «Quando babbo e mamma sono entrati in ospedale, avevo paura di chiamare, non volevo disturbare. Poi mi sono accorto che questi medici e infermieri sono persone speciali. Quelli del San Jacopo mi mandavano i messaggini, facevano le videochiamate. Addirittura hanno usato il loro telefono per dirmi come stavano i miei genitori. Quelli del Pacini mi hanno dato la possibilità di rivederli e salutarli. I medici e gli infermieri della Asl di Pistoia – conclude Alessio – hanno tantissima umanità». —
Samuele Bartolini
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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