Italia
La rabbia dei parrucchieri: fateci riaprire
Una cinquantina di operatori di Quarrata, Pistoia e Agliana lancia l’allarme: «Alcuni non sanno come arrivare a fine mese»
QUARRATA
«Noi siamo pronti a ripartire. I protocolli sanitari li abbiamo già da anni». È il grido disperato di una cinquantina di parrucchieri, tutti di Quarrata, Pistoia e Agliana, che ieri mattina hanno incontrato alcuni giornalisti a Barba per chiedere al Governo di fare un passo indietro. Il motivo del loro malcontento è il nuovo decreto a firma del presidente del Consiglio Giuseppe Conte che prevede la riapertura dei negozi di parrucchieri (così come di barbieri, centri estetici, bar e ristoranti) il 1° giugno. «In questo modo ci stanno mettendo in ginocchio, molti di noi non sanno come arrivare a fine mese». Una data troppo lontana, a detta di chi lavora nel settore, e che rischia di mettere in ginocchio molte famiglie.
«Abbiamo tutti paura per la riapertura così tardiva – spiega Deborah Panzi – perché rischiamo di perdere clienti, sta aumentando il lavoro abusivo nelle case e allora mi chiedo se sia più sicuro che la gente vada a lavorare nelle abitazioni, completamente fuori controllo e senza adottare le misure di sicurezza, piuttosto che far ripartire persone che lavorano da una vita nei propri negozi a contatto con i clienti. Siamo tutti giovani e abbiamo voglia di lavorare».
Una situazione delicata e che, se protratta, rischia di compromettere la stabilità economica di famiglie intere.
«Noi siamo pronti a ripartire, pensavamo già di poterlo fare l’11 maggio – le fa eco Daniela Farzetti – abbiamo sempre lavorato utilizzando tutti i dispositivi di protezione, al di fuori della mascherina, dunque per noi non sono novità. Questa normativa ci penalizza, Conte si è ricordato di noi solo alla fine del suo discorso durato più di mezz’ora. Si è ricordato di noi solo alla fine? Va bene, allora noi per questo 2020 non paghiamo un euro».
La categoria è irremovibile. «Noi viviamo di questo artigianato – continua –, non si rendono conto cosa vuol dire per noi stare a casa. Troppo comodo stare davanti ad un libro quando noi davanti abbiamo i dipendenti da mantenere, gli affitti da pagare, i mutui, la corrente, solo per dirne alcuni».
I punti su cui si leva il malcontento dei parrucchieri sono chiari: protocolli sanitari già usati dal settore, paura e rabbia per la crescita dell’abusivismo, calo del fatturato di oltre il 30%, mancanza di cassa integrazione per molti dipendenti.
«I protocolli sanitari che ci chiedono noi li usiamo già da anni – spiega Alessia Meda –: guanti monouso, disinfettante per poltrone e spazzole. Siamo sempre stati un settore attento alle norme igieniche e lavorare in massima sicurezza è una delle nostre priorità. Altra questione quella del lavoro abusivo nelle case che si sta diffondendo: chi va nelle case non adotta tutte le misure igienico sanitarie, il servizio in negozio è più sicuro».
Altra questione il calo del fatturato di oltre il 30% dall’inizio dell’emergenza ad oggi. «Abbiamo perso Pasqua, stiamo perdendo cerimonie e matrimoni – continua Alessia –, abbiamo affitti da pagare, io ho due ragazze in maternità. Sono soldi che escono di continuo e noi non incassiamo niente. I nostri dipendenti sono in cassa integrazione, ma molti ancora non hanno ricevuto un euro. Ci chiedono di aiutarli, ma come facciamo ad aiutare loro se non abbiamo soldi noi? Anche i 600 euro previsti dal Governo non sono arrivati a tutti». –
Alessandra Tuci
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