Il presidio
Bar si trasforma in bottega per le consegne a domicilio
Katiuscia e Fabio, titolari di un’attività in viale Adua, si sono riconvertiti ampliando la licenza: era l’unico modo per poter continuare a lavorare
PISTOIA
C’è una forza dentro di noi che viene fuori proprio quando tocchiamo il fondo. È una forza di volontà che riesce a spingere montagne. Lo sanno bene Katiuscia e Fabio che di punto in bianco hanno deciso di “convertire” il loro bar in bottega di generi alimentari e in gastronomia da asporto. Una capacità di adattamento e di sapersi rimboccare lemaniche che in pochi possiedono. Ma volere è potere e la loro storia ne è la dimostrazione.
«Venticinque anni di lavoro sono tanti, non potevamo buttare via tutto così – spiega Katiuscia Giovannini, titolare insieme a Fabio Niccolini del bar Montechiaro, sul viale Adua – è stata un’amica, a dire la verità, a suggerirmi l’idea e abbiamo deciso di provare».
L’entusiasmo di Katiuscia è disarmante. Lei, abituata da una vita a fare un lavoro che ama, certo non poteva rimanere con le mani in mano. Un’altra tipologia di mestiere, con tutte le precauzione del caso, e un nuovo modo di servire i clienti. Certo, non è facile per chi è abituato a servire centinaia di caffè e colazioni davanti ad un bancone, tra un sorriso e quattro chiacchiere con il cliente di sempre. Ma di questi tempi ci si abitua a tutto. Con passione e determinazione.
«Nei giorni scorsi abbiamo iniziato questa nuova avventura – continua la donna – prima ci siamo informati se potevamo ampliare la licenza. Con questa nuova integrazione possiamo vendere al pubblico prodotti alimentari, gastronomia da asporto e beni di prima necessità che abbiamo sempre avuto in negozio per preparare i piatti e che ora vendiamo direttamente alla clientela. O bere o affogare ci siamo detti».
Il bar infatti da diversi anni fa anche ristorazione a pranzo e la clientela certo non è mai mancata. Ora gli orari sono ridotti alla sola mattina, dalle 8 alle 13.30.
«Oltre ai generi di prima necessità, come pane, pizza e schiacciata, tutto di nostra produzione, prepariamo piatti da asporto, primi, secondi e verdure – spiega Katiuscia – ovviamente in modo ridotto, non possiamo cambiare il menù ogni giorno come abbiamo sempre fatto per la ristorazione. Qualche cliente c’è. Dopo mezzogiorno chi lavora nei dintorni viene a prendere il pranzo da asporto oppure ci chiama e glielo portiamo noi».
All’inizio i locali sono stati accuratamente sanificati, spiega la titolare, e i clienti entrano uno per volta con guanti e mascherine. «Sono molto disciplinati, credo che la gente abbia iniziato a capire la gravità della situazione».
Non è stato facile riadattarsi, ma Fabio e Katiuscia non si sono persi d’animo. «Fabio prima di aprire il bar insieme a me lavorava in un genere alimentari. Te lo saresti mai immaginato di tornare a fare il vecchio mestiere? Gli dico in questi giorni, prendendolo in giro», racconta Katiuscia, a cui certo non manca l’ironia.
«Non è semplice lavorare così, è tutto un altro modo di servire il pubblico, all’inizio eravamo impacciati. Siamo molto attenti e la macchina da caffè ovviamente è bandita –dice sorridendo – ma siamo ripartiti con entusiasmo».
Era il 1° gennaio del 1995 quando il bar Montechiaro ha aperto i battenti, ampliandosi poi negli anni con la ristorazione. «È un lavoro che amo, adoro cucinare e seguo corsi di aggiornamento – conclude Katiuscia – non ne potevamo più di stare con le mani in mano. È dura, il periodo è quello che è, ma ricominciare è stata una gioia immensa». –
Alessandra Tuci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
