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Filati elasticizzati per le mascherine
Un’azienda di Montale ha iniziato a produrli: «Ci ha spinto la volontà di dare un contributo in questo momento difficile»
montale
Da una delle aziende legate alla storica tradizione del tessile pratese, la produzione di filati elasticizzati per le mascherine. Lo stabilimento montalese della Giorgini Silvano, leader nei filati in ciniglia e fantasia, impiegati nella tessitura per arredamento e anche nell'abbigliamento, darà così il proprio contributo alla lotta contro il coronavirus. Lo farà realizzando gli elastici, dei quali c'è molta richiesta da parte di chi produce dispositivi di protezione. Ad annunciarlo è Jonata Giorgini, cotitolare insieme ai due fratelli della ditta fondata oltre 40 anni fa dal padre, la quale conta a Montale una trentina di dipendenti e che oggi vanta un giro d'affari di circa 13 milioni di euro, realizzato al 50% all'estero. Un'idea, spiega, nata a partire da alcuni campioni di stoffa presenti in magazzino, rivelatisi particolarmente adatti allo scopo.
«In questo periodo nel settore tanti si stanno riconvertendo alla produzione di mascherine - dice - noi avevamo a disposizione questa componente e abbiamo realizzato i primi prototipi pochi giorni fa. L'idea è partita da uno scambio di messaggi tra me, i miei fratelli e alcuni tecnici, e si è concretizzata velocemente».
Come siete arrivati a questa idea?
«Generalmente la nostra azienda ha produzioni molto elevate, si parla di milioni di chili, e in questo periodo siamo comunque a lavoro, anche se a ritmi ridotti, poiché alcuni nostri clienti hanno commesse statali. Giorni fa, con alcune fettucce presenti nel nostro magazzino, abbiamo provato a realizzare dei prototipi. Sembra che sul mercato ci sia infatti scarsità di questo tipo di filati, così abbiamo deciso di provare: è un modo per tenere impegnata la produzione e contribuire al lavoro di chi realizza le mascherine».
Che caratteristiche hanno i filati elasticizzati che avete creato?
«Li facciamo di colore bianco, nero e in altre varianti, nonché di misure diverse. Si tratta di cordini che hanno un'elasticità particolare, adatti a tenere la mascherina passando dietro le orecchie e la testa, peraltro in maniera particolarmente confortevole, diversamente dalla maggior parte di quelli ora sul mercato. In realtà si è già sparsa la voce: siamo stati contattati da aziende che producono mascherine a Pistoia, Prato e in altre parti d'Italia. Sembra, infatti, che gli elastici non si trovino facilmente».
Lei è alla guida dell'attività insieme ai suoi fratelli da circa vent'anni. Di cosa si occupa solitamente e come vede ora la ripartenza?
«Come cotitolare seguo abitualmente lo stabilimento dall'estero (la Giorgini ha clienti in tutto il mondo, nda), ma ovviamente da fine febbraio nessuno di noi può viaggiare. Abbiamo però una rete di nostri collaboratori in caso di necessità. Per il resto, in 40 anni di vita dell'azienda gli alti e bassi sono stati molti, ma questa volta sembra diverso: ci spaventano i mesi a venire. Questa crisi è diversa, non si sa bene cosa potrà succedere».
Cosa ama di più del suo lavoro?
«Mi piace sentire i fusi che vanno a pieno ritmo - noi facciamo circa 2 milioni di chili all'anno - mentre vederli spenti mi farebbe venir voglia di piangere. Ma la decisione di produrre i filati elasticizzati per le mascherine, che richiedono una piccola quantità di materia prima, è nata soprattutto da una motivazione etica e dalla volontà di dare il nostro contributo in questo momento». —
Giulia Gonfiantini
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