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«La resilienza è la nostra arma per superare l’isolamento»

Francesca Maltagliati
«La resilienza è la nostra arma per superare l’isolamento»

I consigli della psicologa e psicoterapeuta Sara Vezzani «La paura può causare modifiche interiori profonde»

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Come cambieremo dopo questa esperienza? Quali gli effetti dell’isolamento? Come parlare ai figli del Covid senza generare ansie e paure eccessive? Sono domande che in questo momento ci poniamo e a cui ci ha aiutato a dare una risposta la dottoressa Sara Vezzani, di Pescia, psicologa e psicoterapeuta ad orientamento sistemico-relazionale, con studio a Montecatini.

Tra le principali conseguenze delle misure adottate per contenere la pandemia ci sono l’isolamento e la solitudine. Quali sono le conseguenze?

«La modalità con cui viene affrontata la solitudine è molto soggettiva ed ha risvolti che condizioneranno la qualità di vita nell’immediato ma anche nell’impostazione delle scelte future. Inutile sottolineare che persone già capaci di vivere con se stesse saranno fortemente avvantaggiate, ma questo non deve intimorire chi si confronta per la prima volta con il proprio mondo interiore. Anzi, è un’ottima occasione per imparare a conoscersi meglio e tirare fuori le risorse che ognuno possiede».

L’uso dei social in questo momento è un fattore positivo che può aiutare a sentirsi meno soli?

«La tecnologia e i social rappresentano un aiuto prezioso per sentirsi meno soli, ma anche per mantenere legami e contatti con amici e familiari. Sono strumenti che si sono trovati a passare repentinamente dal ruolo di distrattori a facilitatori delle relazioni. Dalla didattica a distanza, alla comunicazione tra persone ricoverate positive al virus e i propri familiari, passando dalle videochiamate quotidiane con parenti e amici, la tecnologia è entrata in maniera prepotente nella quotidianità anche dei più resistenti, cambiando la sostanza delle relazioni e portando nelle case calore e sollievo».

Che influenza può avere sui bambini quanto sta accadendo e qual è il modo giusto per parlar loro del virus?

«I bambini sono stati la prima vittima del coronavirus che li ha costretti nelle proprie abitazioni in maniera repentina e inaspettata, ma soprattutto, prima che qualsiasi persona, tra insegnanti e genitori, abbia avuto la possibilità di dare loro una spiegazione, seppur rozza e improvvisata, di quello che stava succedendo. I bambini, a partire dai più piccoli, vanno aiutati a capire che cosa è il coronavirus e gli effetti che questo sta avendo sulla nostra società, rendendo il tutto cognitivamente accettabile. Il punto fondamentale è trasmettere loro una conoscenza di quello che sta avvenendo in maniera razionale e oggettiva, senza caricare il racconto con ansie, preoccupazioni e paure tipiche di noi adulti».

Come reagiscono gli adolescenti e i giovani? Per loro la quarantena è una prova ancora più dura?

«Quello dell’adolescenza è un periodo di crescita fondamentale per lo sviluppo psicologico ed emotivo di ognuno. È la tappa in cui i ragazzi si mettono alla prova “fuori casa”, per la prima volta senza l’ala protettiva dei genitori e in questo processo il gruppo dei pari svolge un ruolo centrale di costante confronto. Non a caso gli adolescenti ed i giovani adulti sono stati quelli che inizialmente hanno opposto maggiori resistenze alla quarantena, ostinandosi ad uscire per l’aperitivo, come se fosse un momento irrinunciabile e vitale nella routine. È probabile che, chiusi tra le quattro mura, tenderanno a mettere ancora più alla prova i genitori con sfide e provocazioni anche sulle cose apparentemente più banali».

In questi giorni si sente spesso dire, forse in modo un po’ retorico, che da questa esperienza usciremo tutti cambiati, che niente sarà più come prima. È davvero così?

«Gli effetti a lungo termine di un isolamento fisico, la distanza emotiva che ne consegue, la paura che si è diffusa a macchia d’olio, le preoccupazioni per le situazioni pratiche e lavorative, la perdita di un controllo illusorio sulla nostra vita sono tutti elementi che vanno ad agire modifiche interiori molto profonde e personali. Se da una parte gli effetti psicologici di una pandemia portano ad accentuare le risposte di ansia e di paura, dall’altra si moltiplicano i gesti di solidarietà e si sviluppa un senso comune di appartenenza che rassicura e stimola a dare il meglio. Un concetto fondamentale dal quale attingere in questo periodo è quello di resilienza, ovvero la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici. Ognuno di noi può e deve sfruttare gli eventi negativi e traumatici portati dal Covid come opportunità per crescere e migliorare la propria vita». –

Francesca Maltagliati



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