Il presidio
L’appello dei commercianti: aiuto, subito
Morandi: «Le nostre aziende non possono aspettare ancora». Tempestini: «Così com’è, il decreto liquidità è pericoloso»
PISTOIA.
«È necessario ripartire ora. Ogni ulteriore proroga è un passo più grande verso la scomparsa di tantissime attività. È inaccettabile». Ancora più perentorio – se possibile – di quello firmato due giorni fa dagli industriali, l’Sos-ultimatum al governo firmato dalla Confcommercio contro il prolungamento delle chiusure anti-coronavirus. L’associazione lo ha rilanciato in tutta Italia con una serie di conferenze stampa via Skype. A quella programmata per Pistoia e Prato hanno preso parte il presidente Stefano Morandi, il suo vice Gianluca Spampani e il direttore Tiziano Tempestini.
Non c’è solo un problema legato allo slittamento dalla programmata ripartenza del 14 aprile a quella, nuova, del 3 maggio. Ma anche all’incertezza sugli obblighi da osservare al mome nto della riapertura.
Il tono ultimativo messo sul tavolo dalla Confcommercio è figlio – dicono i vertici dell’associazione – di una conoscenza diretta della drammatica situazione in cui si trovano le aziende commerciali costrette a restare chiuse ormai da più di un mese. «Abbiamo il sentore – quantifica il direttore Tempestini – che già oggi almeno il 20 per cento delle imprese stia valutando se riaprire o no». E considerando che in base ai dati della Camera di commercio, le aziende attive nel settore del commercio al minuto sono circa 3.500, la stima varrebbe circa 700 imprese. Una vera strage.
«Il governo deve capire – sostiene il presidente Morandi – che le nostre attività non sono come interruttori della luce, che dopo essere stati spenti basta riazionare per riaccenderli. L’approccio del governo è debole e confusionario».
Il direttore Tempestini si concentra sul “decreto liquidità”, quello dell’8 aprile, che dovrebbe trasmettere soldi freschi alle imprese. «In pratica – dice Tempestini – obbligano un’azienda ad indebitarsi senza sapere quando potrà riaprire e quindi ricominciare a lavorare per iniziare a restituire quel prestito. Per dirla in modo semplice, si invitando gli imprenditori a mettersi a correre verso un baratro, dimenticandosi che questo è proprio il tipo di comportamento che finora veniva raccomandato di non attuare. Questo non è accettabile».
E non c’è solo il governo. «Siamo obbligati – dice ad esempio Spampani – a pagare le tasse locali anche se siamo chiusi. Un esempio? La tassa sui rifiuti. Non produciamo nessuna spazzatura, ma alla fine dovremo pagare. Sì, l’imposta in molti casi è stata prorogata ma questo significa soltanto che la pagheremo un po’ più tardi: ma dovremo pagarla comunque».
«Noi oggi diciamo che questa condizione non è sostenibile e che avrà un ritorno disastroso. E lo ricorderemo in futuro che le scelte fatte dal governo non solo all’altezza delle necessità. Non c’è una visione d’insieme su come garantire la tenuta del sistema economico».
Morandi dettaglia ancora, specificando che vi sono settori particolarmente esposti. «Ne sono un esempio – dice – attività come ristoranti ed alberghi, particolarmente toccati dalla forte crisi del turismo. Ma anche tutto il commercio ambulante è in grossissime difficoltà, perché ormai da nessuna parte , ed è ormai un mese, si fanno più i mercati all’aperto». —
Fabio Calamati
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google