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Domenico e Deanna, due edicolanti che non la danno vinta alla crisi
«Quest’attività è stata aperta nel 1983, poi per evitare la chiusura abbiamo inaugurato anche un bar»
PISTOIA
La sveglia presto al mattino, il buio fitto e il freddo in pieno inverno, la pioggia forte, ma anche il caldo soffocante d’estate e un lavoro che non si può dire certo redditizio. La fatica è tanta e comincia a farsi sentire ancora di più quando il periodo non è dei migliori e l’età avanza.
«Che vuole, si vive alla giornata» ripete continuamente Domenico Boni, marito di Deanna Baldi, proprietaria dell’edicola omonima in via San Felice e Piteccio. La loro è una storia fatta di sacrifici e di tanta passione, fino a spingerli ad aprire un bar diversi anni dopo l’inaugurazione dell’edicola. Ora però questo virus subdolo sembra aver spazzato via tutto e i due coniugi ammettono la fatica di un lavoro con il quale si guadagna il giusto.
«Con l’edicola tra un po’ non ci si paga nemmeno la corrente», dice sorridendo Domenico, a cui la battuta certo non manca. È allegro e affabile, si percepisce subito che è abituato a stare a contatto con la gente. Gente che comunque continua ad entrare nel suo negozio anche in questi giorni, nonostante tutto.
«Clienti ci sono, ma molti meno – continua Domenico – prima era tutta un’altra cosa con il bar aperto».
L’edicola, ci tiene a precisare, è della moglie Deanna: lui ci lavora solo da qualche anno, da quando è andato in pensione.
«L’abbiamo aperta nel 1983, prima non esisteva – racconta – mia moglie non riusciva a trovare lavoro e allora ebbe questa idea. Io avevo un’altra occupazione e lei è stata sempre qui da sola. Poi da quando sono in pensione ci sono anche io e ci alterniamo».
Negli anni ’80 le cose andavano bene, spiega Domenico: c’era un buon via vai di persone ed era difficile vedere qualcuno che non avesse un giornale sotto il braccio. «Poi anche i supermercati hanno iniziato a distribuire quotidiani ed è iniziata la crisi». L’espandersi di internet ha fatto il resto.
«Negli anni Duemila con la sola edicola non ci potevi più campare. Quindi nel 2006 a mia moglie venne in mente l’idea di aprire anche il bar. L’alternativa sarebbe stata la chiusura».
Un bar di passaggio, come lo definisce Domenico, con tre dipendenti, ora tutti a casa. Anche l’orario dell’edicola è ridotto: è aperta solo al mattino, dalle 6.30 alle 13 mentre a ritmi normali i coniugi offrono ai loro clienti orario continuato dalle 6.30 alle 20. Un cambio forzato, ma dovuto.
«Ci adattiamo alla situazione e viviamo alla giornata – conclude Domenico – consegne a domicilio non le facciamo perché siamo un po’ in su con l’età e per noi sarebbe troppo complesso. Inoltre qui ci sono tutte case sparse».
Così si aspettano tempi migliori, nella speranza di poter riaprire presto anche il bar. «Ci piace questo lavoro, ma con il passare del tempo diventa sempre più pesante», conclude. –
Alessandra Tuci
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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