Il Tirreno

Pistoia

«Pizze a domicilio per mantenere l’attività»

Alessandra Tuci

Salvatore Cirillo ha dovuto chiudere il locale “Vesuvio”, ma da deciso di continuare il suo mestiere in un altro modo 

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PISTOIA

Spirito di adattamento e una buona dose di positività. Due ingredienti indispensabili con cui “condire” questo periodo negativo e prenderlo di petto. Salvatore Cirillo, che ha dovuto chiudere la sua pizzeria “Vesuvio” dal 7 marzo scorso, non si è perso d’animo e ha deciso di continuare il suo mestiere sfornando pizze a domicilio dal mercoledì alla domenica. Una determinazione invidiabile per un ragazzo che ha poco più di trent’anni.

«Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo deciso di riadattare il nostro lavoro – spiega sorridendo – eravamo fermi da un paio di settimane e allora mi sono detto: da zero viene zero. Proviamo. All’inizio ci siamo messi in gioco in modo quasi scherzoso, facendo girare la notizia delle pizze a domicilio su Facebook, poi la novità ha cominciato a prendere il giro».

Salvatore è titolare della pizzeria “Vesuvio” da otto anni. Insieme a lui ci sono la compagna Chiara e altri due dipendenti, più altre due persone “a chiamata” che danno una mano nel fine settimana, una in cucina e l’altra ai tavoli. In questo momento però sono solo in quattro.

«Le difficoltà ci sono, è inevitabile – continua – non è facile fare il servizio a domicilio, abbiamo iniziato l’ultimo fine settimana di marzo e lì abbiamo avuto qualche ritardo sulle consegne. Ma per il fine settimana dopo ci siamo organizzati meglio. Non è semplice preparare le pizze poi prendere la macchina, con tanto di mascherina, guanti e autorizzazioni sempre dietro, consegnare velocemente e ripartire. È tutto un altro modo di lavorare, ma ci siamo dovuti riadattare. Mai avrei pensato di salire su una macchina e di dover portare le pizze a casa».

Lo spirito di adattamento però ha preso il sopravvento. «A cose normali facciamo pure un po’ di ristorante. Abbiamo provato anche a farlo adesso a domicilio, ma non è stata un’idea azzeccata, così abbiamo dovuto rinunciare. Le pizze sono molto più pratiche per questo modo di lavorare».

La sua pizzeria ha 20 anni di vita. «Quando mio padre l’ha aperta, nel 2000, in Palestro, c’erano solo tre pizzerie in tutto a Pistoia compresa la sua. Mio padre ha lavorato tanto, poi purtroppo nel 2009 si è ammalato e il locale è rimasto chiuso per tre anni. Fino a che non ho deciso di riaprire io la pizzeria nel 2012 mantenendo lo stesso nome».

Oggi il locale è in via Pacinotti. Il padre di Salvatore, Pasquale Cirillo, era molto conosciuto in città. «Era un uomo con la battuta sempre pronta. Molti clienti vengono tuttora da me e lo ricordano con grande affetto».

Un orgoglio immenso per il figlio proseguire l’attività del padre. «Lui per me ha rinunciato a tutto: quando avevo 10 anni, ha deciso di lasciare la sua pizzeria a Castellammare, il mio paese d’origine, per venire qui. Mi avevano chiamato a giocare a calcio nella Pistoiese. Lui non ci pensò due volte chiudendo un’attività che aveva in proprio dagli anni Ottanta».

La vita, invece, spesso si diverte a mischiare le carte in tavola. E Salvatore lascia il suo lavoro in Breda per riaprire l’attività nel 2012. Aveva solo 22 anni. «È stato un salto nel buio ma è andata bene. Dovessi tornare indietro rifarei questa scelta mille volte. Amo il mio lavoro e mi manca moltissimo – conclude – il contatto con la gente, le chiacchierate con i clienti, le battute. Ma prima o poi tutto ritornerà». –

Alessandra Tuci

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