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Bruzzani: «Occorre liquidità per salvare imprese e lavoro»

Per il direttore dell’associazione di categoria, è in gioco anche il finanziamento dello Stato Pertanto serve «un piano graduale di ripartenza»

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«L’emergenza assoluta è la guerra al coronavirus. L’emergenza prioritaria è salvare l’economia. Salvare la vita delle imprese e il lavoro. Sanità, scuola, pensioni, Stato sociale, Università, ricerca, polizia, esercito, tutela del territorio non sarebbero garantiti con una lunga recessione a due cifre, il cui sbocco sarebbe come la grande depressione degli anni ’20».

Lo dice Riccardo Bruzzani, direttore di Confesercenti. Che aggiunge: «Occorre subito grande liquidità per salvare l’economia e con essa la coesione sociale e la democrazia. Al tempo stesso bisogna già lavorare per la fase due e tre. Come ripartono commercio, bar e ristoranti? È necessario pensare già un piano graduale di ripartenza, garantendo le misure di sicurezza. Per la fase tre, anche per il terziario sarà vitale un piano di sviluppo basato su grandi investimenti pubblici. Non è realistico ritenere che saranno i consumi, che erano statici prima del virus, a trascinare la ripresa».

«Cosa dobbiamo fare noi associazione delle piccole e medie imprese di commercio e turismo? – chiede Bruzzani – Diventare parte attiva dello sviluppo. Entrare in gioco per la crescita dei territori. Essere in sintonia con un nuovo piano regionale di sviluppo per una Toscana moderna, competitiva, sostenibile, capace di superare le differenze economiche esistenti al suo interno. Puntare sulle risorse del nostro territorio, dotarsi di un piano strategico. A Pistoia ci sono i presupposti. Una grande azienda internazionale che costruisce la mobilità sostenibile, il vivaismo, il turismo di Montecatini con il rilancio delle Terme. A questi settori trainanti si possono agganciare aree in crisi come la Montagna, la crescita turistica di Pistoia, risorse da valorizzare come il Padule, l’agricoltura, il manifatturiero, il commercio di vicinato e la ristorazione che hanno una vera prospettiva soltanto se collocati in un sistema economico. Ne abbiamo parlato tanto prima del virus, ma sostanzialmente a vuoto. È finito il tempo delle indecisioni e dei rinvii», conclude Bruzzani. –

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