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Pistoia

Coronavirus, «Noi cassieri e l’aiuto che possiamo dare»

Carlo Bardini
Monia Locorotondo insieme ad alcuni colleghi e clienti allo spaccio di San Marcello dell’Unicoop Montagna Pistoiese
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Monia Locorotondo insieme ad alcuni colleghi e clienti allo spaccio di San Marcello dell’Unicoop Montagna Pistoiese

Monia Locorotondo lavora allo spaccio di San Marcello dell’Unicoop: il nostro contributo sta nelle piccole cose quotidiane

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SAN MARCELLO. Sta vivendo il suo lavoro di cassiera come fosse una “missione” in questo momento di emergenza sanitaria dovuta al corona virus, perché si sente utile per la sua comunità. E per evitare rischi ha deciso di vivere questo periodo È Monia Locorotondo che lavora come cassiera allo spaccio di San Marcello dell’Unicoop Montagna Pistoiese e che è anche rappresentante Rsu interna.

Dal punto di vista lavorativo, Monia ha superato le forti preoccupazioni dei primi giorni in cui è scoppiata l’emergenza. Fare la cassiera di un supermercato ti mette a contatto con molte persone e conosci il potenziale rischio. Adesso, come dice lei stessa, «vi è stato un adattamento all’emergenza».

«Il mio lavoro lo faccio volentieri – spiega Monia – e lo sto vivendo come fosse una missione personale. Una volta superate le paure dei primi giorni, perché comunque adesso abbiamo un modus operandi completamente diverso da quello tradizionale, sono più tranquilla e vado anche volentieri al lavoro».

«Io – aggiunge – ho cercato di trasformare questo periodo di tensione in qualcosa di positivo per me e per i clienti. Per me vuole dire dare un contributo in base alle mie possibilità di aiutare gli altri. La solidarietà si vede anche nella quotidianità. Il nostro contributo per uscire da questo inferno sta anche nelle piccole cose di tutti i giorni e vuol dire aiutarsi l’un con l’altro, perché tutti inseguiamo lo stesso obiettivo che è la nostra salute, e se stiamo uniti ne usciremo».

Chiaramente Monia Locorotondo sa benissimo che in questi giorni, nello svolgere il suo ruolo di cassiera, l’attenzione al rispetto delle regole e ai buoni comportamenti indicati a livello nazionale, è necessaria.

«È logico – aggiunge la cassiera – che un’attenzione particolare nello svolgere il mio lavoro la devo tenere, come del resto anche i miei colleghi che per me rappresentano la mia seconda famiglia. Devo rimanere vigile, stare attenta a come si comportano i clienti non solo per salvaguardare la mia salute, ma anche quella dei clienti. Devo far capire che se qualcuno commette degli errori crea una problema a tutti. Bisogna stare sempre con lo sguardo attento».

«Qualche tensione è normale che a volte si verifichi – racconta ancora Locorotondo – ma secondo me sta anche a noi operatori cercare di placarla in qualche modo, magari aiutando le persone a indicare loro come comportarsi. Ma da questo punto di vista gli episodi particolari sono davvero pochissimi, perché la clientela è educata e c’è anche molta disponibilità».

Monia ha cercato pure di trovare un lato positivo nel brutto periodo che stiamo vivendo.

«Ho riscoperto gli occhi e lo sguardo – afferma – capendo che anche con questi possiamo mandare messaggi. Ora tutti hanno la mascherina e le protezioni. Ma gli occhi sono scoperti e, se stiamo attenti, riusciamo a leggere le emozioni dei clienti».

Infine, Monia racconta alcuni episodi, per così dire, curiosi: «Per sdrammatizzare un signore, al posto della mascherina, si è messo una maschera antigas, un altro la visiera protettiva di quelle per tagliare l’erba, alcuni anziani tovaglioli di stoffa fermati con un elastico». –


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