Il presidio
L’epidemia cancella la cerimonia dedicata ai martiri della Fortezza
PISTOIA
L'emergenza sanitaria ha imposto la sospensione di qualsiasi cerimonia pubblica e per questo, oggi non si svolgerà, come ogni 31 marzo da 76 anni a questa parte, nemmeno quella legata ai martiri della Fortezza.
Il ricordo dei quattro giovani trucidati alla Fortezza Santa Barbara, all'alba del 31 marzo 1944, per aver rifiutato di arruolarsi nelle milizie fasciste della Repubblica di Salò, è legato ad uno dei momenti più tragici della Resistenza pistoiese. E per questo è uno dei più sentiti. Il Comune ha informato le famiglie dei quattro giovani della sospensione imposta dall'emergenza coronavirus. Ma il ricordo di quelle quattro vite spezzate per il rifiuto della dittatura e per la scelta coraggiosa della lotta alla libertà, rimane vivo attraverso tante iniziative che si sono susseguite negli anni spesso nate dal basso. A Valoris Poli che compiva vent'anni proprio il giorno in cui fu fucilato è intitolata la sezione Anpi di Piteccio. Insieme ad Alvaro Boccardi, della Ferruccia di Agliana, dove c'è una via in suo nome, era in procinto di entrare nelle formazioni partigiane. Nelle tasche di Aldo Calugi, arrestato a casa a Pontelungo, fu trovato un bigliettino «...mamma fatti coraggio, muoio con onore perchè sono innocente e sarò vendicato». Lando Vinicio Giusfredi di Vangile, fu arrestato in casa della fidanzata a Casore del Monte. Insieme a loro furono arrestati Vannino Urati, Secondo Fibucchi e Salvatore Crescione. Tutti condotti nel carcere istituito all'interno delle Ville Sbertoli, imprigionati per qualche giorno e poi interrogati in un processo fasullo. Per tre di loro arrivò il carcere, mentre Aldo, Alvaro, Lando Vinicio e Valoris furono condannati a morte.
«Del sangue vostro fiorì, l'albero del pruno. Il trentun marzo del quarantaquattro, oggi in Fortezza gloria vi renda ognuno» scrive Renzo Corsini, ex presidente dell'Anpi, maestro di sport, di vita e poeta popolare. Parole a cui ripensare, oggi, anche se la Fortezza Santa Barbara sarà deserta. —
Elisa Pacini
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