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Già 7 ospiti nei due alberghi “prestati” ad Asl e Regione
Il titolare delle due strutture di Montecatini, Giuseppe Sicari: «Mi aspettavo che anche altri si facessero avanti, invece in questa guerra ci siamo ritrovati da soli»
MONTECATINI. «Siamo in guerra e nessuno avrebbe dovuto disertare». In una via Cavallotti deserta, pesano come macigni le parole di Giuseppe Sicari, titolare assieme a Bardha Plepi dei due alberghi che da qualche giorno ospitano pazienti guariti dal coronavirus o asintomatici. Fine marzo è un periodo che, fino allo scorso anno, rappresentava l’alta stagione delle gite scolastiche e faceva da anticamera alla «grande Primavera» del turismo montecatinese (riapertura degli stabilimenti termali, vacanze di Pasqua, ponti della Liberazione e del Primo Maggio). E questa strada, che ha la più alta concentrazione cittadina di alberghi, era un brulicare continuo di persone e trolley.
Niente di tutto questo è la via Cavallotti di oggi. Le tante vecchie case e gli alberghi più recenti sono tutti sbarrati, con tanto di catenacci e lucchetti. Solo il “Venezia” e il “Delizia & Genovese” sono aperti in quanto «alberghi sanitari».
Ieri sono stati visitati dal presidente della Regione Enrico Rossi e dal direttore della Asl Toscana Centro Paolo Morello Marchese, dopo che questi avevano prima fatto tappa a Pistoia nel nuovo reparto per le cure intermedie realizzato nell’ex convento del Ceppo. Una visita “a sorpresa”, quella del governatore Rossi agli alberghi di Montecatini (i gestori ne hanno avuto conoscenza direttamente dai giornalisti). Come un po’ a sorpresa è stato il ritrovarsi da soli in prima linea in questa emergenza.
«Quando abbiamo saputo che la Regione e l’Asl – dice il titolare delle due strutture montecatinesi, Giuseppe Sicari – cercavano alberghi per far fronte a questa situazione di emergenza non ci abbiamo pensato due volte e, anzi, eravamo convinti che tanti altri colleghi avrebbero fatto esattamente come noi. Addirittura abbiamo pensato: figuriamoci se sceglieranno noi, con tutte le risposte che avranno avuto. E invece ci siamo ritrovati da soli». E non è stata solo una questione di solidarietà oppure meramente economica (nell’immediato), ma anche puro utilitarismo. «Prima usciamo da questa situazione – dice ancora Sicari - e prima sarà meglio per tutti e potremo tornare a svolgere il nostro lavoro di albergatori. E poi siamo contenti di aver contribuito a liberare qualche posto letto in ospedale, per chi ne ha davvero bisogno».
Nei due alberghi di via Cavallotti sono già presenti 7 ospiti (due sono arrivati proprio ieri pomeriggio), ma le strutture sono in grado di accoglierne fino a un massimo di 30 (20 da una parte e 10 dall’altra). Si tratta di diverse categorie: persone in isolamento che non hanno, in casa, la possibilità di mantenere effettive distanze dai familiari conviventi; positivi al coronavirus che non hanno sintomi o hanno sintomatologie non gravi; persone guarite che escono dal percorso ospedaliero ma non hanno ancora raggiunto la completa negativizzazione e dunque la guarigione virale. L’accordo prevede che la struttura ricettiva garantisca una fornitura minima in ciascuna camera singola (letto, energia elettrica, riscaldamento), oltre al servizio di reception h 24, al fine di autorizzare l’accesso a fornitori e personale sanitario. L’acquisto delle camere è a carico dell’azienda sanitaria, con una tariffa unica da 30,9 euro per stanza. —
David Meccoli
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