Il Tirreno

Pistoia

«Il mondo cooperativo rimane in prima linea»

Fabrizia Fagnoni, vicepresidente di Confcooperative Toscana Nord
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Fabrizia Fagnoni, vicepresidente di Confcooperative Toscana Nord

Fabrizia Fagnoni, vicepresidente di Confcooperative Toscana Nord: «Centinaia di addetti impegnati nelle rsa e nell’assistenza a domicilio»

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PISTOIA. Confcooperative raccoglie una settantina di realtà che svolgono servizi essenziali legati all'educazione, alla raccolta differenziata, al sociale. I loro oltre 2mila lavoratori, buona parte dei quali impegnata nel settore dell'assistenza e del socio-sanitario, sono al momento in prima linea come non mai. Fabrizia Fagnoni, vicepresidente di Confcooperative Toscana Nord, traccia un quadro della situazione a qualche settimana dall'inizio dell'emergenza.

Quali le difficoltà maggiori per le cooperative?

«Siamo in una fase contradditoria: in diversi settori tanti lavoratori sono a casa, con la chiusura dei centri diurni, delle scuole e delle attività legate a ristorazione, cultura e trasporti. La situazione di centinaia di addetti, impegnati 24 ore su 24 nelle residenze socio-sanitarie e nei servizi di assistenza domiciliare ad anziani e disabili, è invece opposta. Abbiamo personale preparato e competente come non mai, tanto che le aziende Asl stanno chiamando a lavorare negli ospedali, dove c'è più bisogno, molti nostri infermieri e operatori. Ciò crea difficoltà a tante nostre imprese, anche perché trovare il personale non è semplice. Ci stiamo però adoperando per superare il problema, così come ci stiamo attrezzando per procurare i dispositivi di protezione individuale, che com'è noto non è facile reperire».

Quali strategie state attuando per far fronte ai problemi?

«Intanto, non siamo rimasti a piangere davanti al taglio dei servizi. Molte nostre cooperative si sono reinventate attivandosi con risorse proprie, offrendosi per servizi che vanno dal sostegno psicologico ai lavoratori, spesso chiamati a turni impegnativi, alla spesa a casa per famiglie e utenti».

Quali situazioni la preoccupano di più al momento?

«Innanzitutto, l'impennata di tensioni che in certi nuclei familiari rischia di esserci per la convivenza forzata, con la conseguente possibile escalation di violenza su minori e donne. A loro dico che in caso di difficoltà non bisogna esitare a rivolgersi a centri specializzati o forze dell'ordine, quotidianamente impegnate per la sicurezza dei cittadini. Una seconda preoccupazione riguarda i nostri nonni: un'intera nazione si è fermata per proteggerli perché più colpiti e fragili nei confronti dell'epidemia. Eppure, molti di loro non seguono le regole e non restano a casa: chiedo che abbiano invece cura di loro stessi e di tutti noi».

Su cosa puntare per la ripartenza?

«La cooperazione ha sempre mantenuto legami nelle comunità dove opera e questo è un aspetto che non dobbiamo perdere: ora abbiamo il dovere di contribuire alla loro rinascita. Se questo tsunami passasse senza averci insegnato nulla, o senza il mantenimento di tale legame, sarebbe il peggiore fallimento. Per questo teniamo così tanto ad esempio al lavoro a domicilio, che è di vicinanza e prossimità. Colgo intanto l'occasione per ringraziare due donne che fin qui si sono fatte portatrici delle nostre istanze, la vicesindaco Anna Maria Celesti e l'assessore regionale Federica Fratoni. E i nostri utenti, che ogni giorno ci regalano un sorriso e ci chiamano per dirci grazie: per noi, l'incoraggiamento e la vittoria migliore».

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