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Berti: «Ci sono segni che l’epidemia ora sta rallentando»
«I casi continueranno a crescere, ma a velocità minore» I dati anomali su Pistoia? «Difficile ora scoprirne il perché»
PISTOIA
Renzo Berti è direttore del dipartimento di prevenzione dell'Asl Toscana Centro. In questa veste ha reso note le cifre sul numero relativo di ammalati di coronavirus a Pistoia, che sono particolarmente alte: in città finora si osservano 121 persone colpite ogni 100.000 abitanti, mentre la media regionale si ferma a 46,6.
Il Comune ha chiesto una indagine da parte vostra, anche se non in tempi stretti. Ma perché si osserva un dato del genere?
«Indubbiamente nel capoluogo si registra un’incidenza superiore di malati. Non è semplice comprenderne il motivo. Si può ipotizzare che un fattore sia la vicinanza della città al territorio emiliano, circostanza che richiama l’alto numero di casi rilevato anche a Massa e a Lucca, anch’essi territori di confine. Può anche darsi che un peso lo abbia avuto quella domenica di affollamento sulle piste di Abetone. Ma c’è una cosa da considerare».
Cosa?
«Siamo comunque di fronte a numeri piccoli. I casi positivi sono circa 150 su una popolazione complessiva di 91.000 persone. In questa situazione possono finire con l’avere un peso determinante fattori del tutto casuali, come un gruppo di persone che si infetta in una singola circostanza, che magari non si ripete poi».
Ma al di là di questo, scoprire piccoli focolai, con le attuali restrizioni in vigore, potrebbe cambiare le misure da mantenere?
«Saperne di più è sempre utile. Una georeferenziazione dei casi, ad esempio, cosa che il Comune può fare, potrebbe servire. Considerando che l’incubazione della malattia in media è di 7-8 giorni, si può cercare di risalire ad eventi che possono aver diffuso l’infezione. Ma è assai probabile che oggi tali eventi non si verifichino più, proprio per le misure restrittive messe in atto a livello nazionale. Per cui, in questa situazione, certe informazioni contano il giusto. Si tratta invece di mantenere la sorveglianza».
C’è chi tira in ballo il numero di tamponi. L’idea è che a Pistoia ci siano più persone positive perché si sono fatti più tamponi.
«Non credo che c’entrino i tamponi. Le strutture sul territorio certamente non ne hanno fatte di più. Per quanto riguarda l’ospedale San Jacopo non ho i dati, bisognerebbe verificare. Ma non c’è motivo per presumere che i comportamenti siano stati diversi rispetto al resto della Toscana».
Anna Maria Celesti, amministratrice e medico lei stessa, ha spiegato di vedere qualche segno positivo nell’andamento dei nuovi malati di questi giorni...
«I modelli epidemiologici basati sulle precedenti esperienze in tema di coronavirus avevano già previsto una prima flessione dei casi entro la fine del mese di marzo. L’andamento standard è stato quello di una crescita continua dei casi per circa tre settimane, dopodiché la curva comincia a flettere. L’appiattimento vero e proprio della curva è collocato tra circa quattro settimane dall’inizio dell’epidemia. Quindi è verosimile che siamo di fronte ai primi segni di una flessione della curva. Nei prossimi giorni i casi continueranno a crescere, ma con velocità auspicabilmente minore. Una cosa molto importante, perché consente una gestione sanitaria diluita, con letti a disposizione per i nuovi malati. E questo sarà particolarmente utile per strutture sotto pressione, come l’ospedale di Pistoia». —
Fabio calamati
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