Il Tirreno

Pistoia

economia

L'allarme dei vivaisti pistoiesi: «O recuperiamo a maggio e giugno oppure perdite incalcolabili»

Valentina Vettori
L'allarme dei vivaisti pistoiesi: «O recuperiamo a maggio e giugno oppure perdite incalcolabili»

Francesco Mati, presidente del Distretto vivaistico: molte aziende sono state costrette a ridurre l’attività

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Le aziende del settore vivaistico ornamentale non possono chiudere, nonostante l’emergenza causata dal contagio da coronavirus. Le coltivazioni hanno bisogno di essere seguite in maniera costante, perché l’intera produzione è a ciclo continuo. Non possiamo lasciare a loro stesse le nostre piante. Soprattutto in questo periodo dell’anno, che è quello più delicato».

Il presidente

A parlare è Francesco Mati, il presidente del Distretto rurale vivaistico-ornamentale della provincia di Pistoia, sollevato dal fatto che l’ultimo decreto del Governo Conte – quello che stila la lista delle attività produttive non essenziali chiuse definitivamente da giovedì – abbia confermato come l’attività vivaistica possa andare avanti. «Seppur, naturalmente – sottolinea Mati – nel rispetto di tutte le norme di sicurezza e contenimento della diffusione del coronavirus per i lavoratori. Come peraltro già avviene da settimane nelle aziende vivaistiche della provincia di Pistoia».

Niente stop

«Il nostro – aggiunge l’imprenditore nonché presidente del Distretto – non può essere paragonato a un settore industriale normale. Non siamo un’attività produttiva di tipo artigianale o industriale. Non possiamo fermarci. Nella serata di domenica tra i colleghi c’era molto fermento e timore per il rischio del blocco delle attività. Poi lunedì è arrivata la conferma che le nostre attività possono proseguire».

Danni al comparto

Eppure le ripercussioni della pandemia virale di Covid-19 si fanno già sentire nell’intero comparto. «Ormai da alcune settimane – dice Mati – molte aziende vivaistiche sono state costrette a ridurre le attività al minimo perché le consegne sono bloccate, sia sul territorio nazionale sia all’estero. Molte agenzie internazionali non inviano più i tir. Le piante sono bloccate a Pistoia». L’export, dunque, è drasticamente in calo.

I numeri

La situazione rischia di diventare insostenibile se dovesse prolungarsi ancora a lungo. A livello provinciale il comparto conta 1451 aziende e un totale di seimila ettari di superficie su cui lavorano oltre seimila addetti al lavoro, più i lavoratori dell’indotto. Nel 2019 i numeri, forniti dalla Camera di Commercio, contavano 730 milioni di fatturato. Di questi, 500 milioni derivanti proprio dall’export, con un trend degli ultimi anni che ha visto la crescita delle esportazioni di piante fino a un più 7%. Numeri che rischiano di sprofondare a causa dell’emergenza Corona Virus.

Misure straordinarie

«Ci auguriamo tutti che questo dramma sanitario possa concludersi il prima possibile – dice Mati –, ma anche quando le nostre attività ripartiranno a pieno regime, ci sarà bisogno di misure straordinarie che permettano alle aziende di sopravvivere». Come, per esempio, finanziamenti a fondo perduto per favorire chi ha fatto investimenti negli ultimi due o tre anni, e iniezioni di liquidità utili a recuperare il fatturato perduto.

Perdite incalcolabili?

Sì, perché proprio tra febbraio e maggio, prosegue l’imprenditore vivaistico «il settore realizza tra il il 70 e l’80% del fatturato dell’anno. Quindi, se l’emergenza dovesse concludersi a breve, è ipotizzabile poter recuperare qualcosa nei mesi di maggio e giugno, altrimenti le perdite saranno incalcolabili». –


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web