Il presidio
Don Biancalani: «Ok alternative ma non siano solo dormitori»
pistoia
«Noi siamo più che contenti se ci sarà un coinvolgimento maggiore per affrontare questa problematica di questa umanità che è in mezzo alla strada, a cui stiamo dando da tempo una risposta, anche se parziale. Sembra che siano emerse disponibilità di alloggi, ma ad ora non ci è stato detto dove e quando. Siamo in attesa di capire. Certo non potranno essere solo dei dormitori. Questi centri dovranno essere anche diurni, in modo che le persone possano rimanere lì anche di giorno e non si muovano».
Un aiuto che don Massimo Biancalani aspettava da tempo quello annunciato dal vescovo di Pistoia Fausto Tardelli, che ha pubblicamente preso l’impegno per «la drastica e immediata riduzione» del numero dei migranti accolti a Vicofaro e «la loro collocazione in ambienti idonei e tutelati, dove siano rispettate in tutto le norme igienico sanitarie, di prevenzione e di movimento varate dal governo per far fronte alla grave minaccia rappresentata dall’epidemia».
È certo che le strutture in cui poter trasferire parte dei migranti accolti attualmente da don Biancalani sono già state individuate e che il trasferimento sarà gestito anche grazie all’aiuto della protezione civile.
«Qui per adesso stiamo dando il mille per mille – prosegue il parroco di Vicofaro – Abbiamo fatto capire ai ragazzi che non si devono muovere, che devono stare dentro. Sono in salute, non ci sono situazioni di malattie, abbiamo medici che li controllano... Detto questo, se arrivassero proposte alternative per alleggerire il carico su Vicofaro, ben volentieri. Nei dettagli non sappiamo niente, ma conoscendo i ragazzi, la loro realtà, in questa fase io mi sarei concentrato per garantire qui da noi l’assistenza, in modo tale che potessero stare qui tranquilli, avere il cibo sufficiente per non farli uscire. Spostarli in questo momento, se si tratterà di una location che a loro non piace c’è il rischio che se ne vadano e se ne vadano a giro. Non capisco bene questo mistero della fede, questo non dirci. Almeno potremmo cominciamo a preparare i ragazzi. Il migrante non è un pacchettino che sposti come vuoi. Bisogna vedere questa persona cosa ha intenzione di fare. C’è il rischio che non ci voglia andare, che se ne vada in altri posti. E poi spostarli in questo momento in cui il volontariato qui è ridotto praticamente a zero...».
E don Biancalani, in attesa delle decisioni della curia, continua a chiedere una mano per i suoi ragazzi.
«Abbiamo chiesto aiuto ma non arriva nulla. Noi invitiamo i ragazzi a non uscire ma tenendoli qui bisogna fornire loro del cibo. Né comune, né prefettura nè curia si sono fatti vivi. Solo singole persone o associazioni di varie parti d’Italia. Per il resto, zero. Ne approfitto per fare un appello, per gli alimenti essenziali: riso, pomodoro, latte... Io i ragazzi li devo tenere tranquilli: se sanno che a cena mangeranno è un discorso, se no c’è il rischio che se ne vadano in giro ad arrangiarsi». —
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