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Hitachi, l’85% aderisce allo sciopero anti contagio

Alessandra Tuci
Hitachi, l’85% aderisce allo sciopero anti contagio

Intanto il sindacato chiede un incontro all’azienda per trovare una soluzione Citera (Fim Cisl): «Il prezzo di una settimana d’astensione dal lavoro è alto»

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PISTOIA. Andare in fabbrica con la paura di poter essere contagiati e di poter contagiare chi ti sta accanto, chi vive con te. Mogli, figli, genitori, magari anziani. Proprio per questo motivo da ieri mattina i lavoratori di Hitachi Rail hanno indetto uno sciopero che durerà per una settimana intera. “Io sto a casa. Evitiamo il contagio”: è ciò che si legge in uno striscione che alcuni operai hanno posizionato davanti all’ingresso dell’azienda ieri mattina, alle prime luci dell’alba, dando vita ad un piccolo presidio, con le dovute distanze. Mai vista una cosa del genere prima d’ora. Mai per un periodo così lungo, con una perdita economica che questo sciopero si riverserà su tutti coloro che hanno aderito.

«Ma tra il lavoro e la vita si sceglie sempre la vita – precisa Yuri Citera, segretario di Fim Cisl - non si può andare avanti in queste condizioni. Molti lavoratori svolgono lavori in coppia, manca la distanza minima per evitare il contagio».

L’adesione alla sciopero è stata altissima, oltre l’85% in una realtà come quella di Hitachi che conta quasi 900 dipendenti tra impiegati e operai, oltre a circa 300 persone dell’indotto.

«Abbiamo appena inviato una richiesta di incontro all’azienda a seguito anche di ciò che sta accadendo nel resto d’Italia – continua Citera - Hitachi a Napoli è ferma, c’è confusione a Reggio Calabria. L’obiettivo è trovare una soluzione il più rapidamente possibile. Proclamare una settimana di sciopero non è stato facile per i dipendenti, il prezzo è alto. Per questo ribadiamo la nostra proposta: smart working per i 420 impiegati, l’utilizzo di ferie residue come previsto da decreto, una cassa integrazione per andare a riorganizzare il lavoro nei reparti dove sono previste lavorazioni in coppia e la sanificazione dello stabilimento».

Ad oggi l’azienda, spiega Citera, alle richieste avanzate ha risposto di avere fatto tutto il possibile per attuare le condizioni di sicurezza Ma evidentemente non sono sufficienti. «La sicurezza non è mai abbastanza», prosegue il sindacalista. Ricordiamo che già giovedì mattina un’azienda dell’indotto, in piena autonomia, aveva deciso di non fare entrare i propri dipendenti sul luogo del lavoro a causa delle scarse condizioni di sicurezza per un possibile contagio da Covid-19.

Piena solidarietà ai lavoratori Hitachi e a quelli dell’indotto arriva anche dall’Unione Comunale Pd di Pistoia e dal Circolo Pd Ugo Schiano-Hitachi: «In una situazione di emergenza quale quella che stiamo vivendo in Italia, ci saremmo aspettati un atto di maggiore responsabilità da parte della più grande azienda del nostro territorio. Talvolta anticipare quelle che a breve (auspichiamo) diverranno scelte obbligate è sinonimo di capacità manageriale e sensibilità umana».

Hitachi fa sapere, dal canto suo, che ha sempre cercato di adottare tutte le misure necessarie per evitare i contagi e proteggere i lavoratori anticipando i decreti governativi, sospendendo ad esempio trasferte, mettendo in quarantena persone che erano state nelle zone rosse, fornendo strumenti di protezione e incentivando lo smart working. —

Alessandra Tuci



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