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Santa Dorotea non aiuta a riempire piazza Mazzini
Gli abitanti di Pescia sono ancora scossi dalla notizia dell’uomo ricoverato Mascherine introvabili e locali semivuoti: «È una follia, ma i clienti torneranno»
PESCIA. È triste il giorno dopo in cui la città dei fiori ha scoperto di aver “vinto” il non invidiabile primato del primo caso di coronavirus in Toscana. È il giorno delle celebrazioni per Santa Dorotea, patrona di Pescia (che per antica tradizione si festeggia, oltre che il canonico 6 febbraio, anche per il “Carnevalino”, ovvero il mercoledì delle Ceneri), ma le strade sono semi-vuote.
Dorotea, che secondo la tradizione Cristiana protegge i messi e i messaggeri (il cesto con rose e mele che inviò a Teofilo, suo persecutore e poi testimone della fede con il martirio, si dice fosse stato consegnato da un angelo), non ha portato però nuove notizie. Del 49enne risultato positivo al test si sa solo che «sta abbastanza bene», ma i cittadini vorrebbero saperne di più, conoscere i dettagli di una vicenda che li ha travolti, loro malgrado, capire quanto è realmente alto il rischio o se davvero – come hanno specificato i sindaci della Valdinievole – «non c’è nessuna situazione di emergenza».
Domande più che legittime, ma che nessuno può – al momento – chiarire in maniera approfondita, data la complessità della vicenda e l’incertezza che la avvolge.
Domande che vengono rivolte anche a noi, in un gioco di ribaltamento delle figure dell’intervistato e dell’intervistatore, la cui curiosità, purtroppo, non possiamo soddisfare.
Nessun evento programmato, palazzo comunale chiuso, negozi (salvo rare eccezioni) che hanno annusato l’aria e capito che restare aperti non avrebbe reso. Ma c’è chi ha “resistito”, soprattutto in piazza Mazzini. L’edicola-cartoleria Alma, per esempio. «Dal punto di vista degli affari – dicono i titolari, Stefania Cei e Corrado Rezzonico – è almeno da lunedì che abbiamo risentito dell’effetto negativo del Coronavirus. Quindi ancor prima che si diffondesse la notizia dell’uomo contagiato a Pescia. Però non abbiamo notato un eccessivo allarmismo tra la popolazione e dai pesciatini abbiamo rilevato un atteggiamento tutto sommato sensato».
Un altro esercizio che deve restare aperto, nonostante la piazza vuota, è l’Antica Farmacia Sansoni, dove il titolare, Giovanni Pistoia, scuote la testa parlandoci di un «allarme forse eccessivo», lamentandosi della difficoltà di trovare non solo le ormai “famigerate” mascherine («Le cerchiamo in tutta Italia»), ma anche di semplici disinfettanti: «Abbiamo deciso di produrceli autonomamente in laboratorio: servono anche a noi per tenere pulito l’esercizio. E non è niente: l’allarmismo potrebbe aumentare se Pescia dovesse essere inserita tra le zone rosse».
È l’ora dell’aperitivo ma al bar “10 e lode” non ci sono clienti. «Sono tutti impazziti, la gente si fa prendere dal panico. I nostri clienti? Continuano a venire da noi, nel pomeriggio torneranno», dice il titolare del locale, Vincenzo De Masi. Preoccupata, per i due figli impiegati nel ramo sanitario, è invece Cristina Piarullo. «Mio figlio lavora all’ospedale di Bologna e mia figlia è tirocinante qui a Pescia – ci dice – e qualche apprensione è logico averla. Io come mi comporto? Intanto ho comprato questa». E mentre se ne va tira fuori la sua mascherina. –
David Meccoli
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