Italia
La tradizione iniziata da Giuseppe “Geppetto”
Alla fine dell’Ottocento erano gli infissi la specializzazione nel 1941 il maxi ordine proveniente dalla Wehrmacht
pisa. Dalla produzione di persiane e mobili ai maxi ordini di sci dell’esercito tedesco. La ditta Cambi, specializzata nella produzione di infissi, nacque nel quartiere di Sant’Ermete alla fine dell’Ottocento. Un piccolo laboratorio artigianale fondato da Giuseppe Cambi, conosciuto da tutti come “Geppetto” per la sua grande capacità di lavorare il legno, attivo nella produzione di infissi e mobili. Lavorazioni di qualità che fecero ben presto crescere il giro d’affari della ditta, “costretta” pochi anni dopo a trasferire la bottega in locali più ampi nel quartiere San Marco, nei pressi di una corte dove abitava tutta la famiglia, che ancora oggi conserva il nome Cambi. Al ritiro del fondatore, la falegnameria fu ereditata dai figli di Giuseppe, Raffaello e Attilio, che nei primi anni del Novecento traslocarono le attività in via Cattaneo dove nacque la “Raffaello Cambi e figli”. Un nuovo nome, nel solco della tradizione familiare, che diede ancora maggiore impulso alle attività e alla produzione.
«L’azienda ha peregrinato in varie sedi, compreso due capannoni all’interno del Giardino Scotto, per far fronte alla grande e veloce espansione a cui andò incontro – ricorda Franco Cambi, 81enne ex agente di commercio nel settore dello sport e bisnipote di Raffaello – fino alla collocazione definitiva in via Andrea Pisano».
Poco prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, la ditta impiegava già un centinaio di dipendenti. Un numero di lavoratori che fece dell’azienda una delle più grandi della provincia pisana in grado di soddisfare anche importanti commesse su tutto il territorio nazionale, in particolare nel Lazio.
«Erano tutti operai specializzati – prosegue Cambi –. Artigiani di grande valore che avrebbero potuto costruire violini anche per Stradivari».
Una storia lunghissima, quella della ditta Cambi, che nel corso degli anni legò il suo nome soprattutto al settore sportivo con un piccolo nucleo di lavoratori (prima quattro, poi una decina) addetti alla realizzazione di sci che portò il “made in Pisa”, riconoscibile dalla croce pisana realizzata sulle punte degli sci, in tutto il mondo. Dalla Germania al Sudafrica. Nel 1941, la conferma della qualità e delle innovazioni applicate alla produzione di sci arrivò da Monaco con una lettera con la quale la Wehrmacht chiedeva la fornitura di mille paia di sci per le forze armate tedesche. «Una richiesta esaudita in due tranche – ricorda ancora Cambi –, ma non fu la sola in ambito internazionale: consegnammo anche una fornitura di sci in Sudafrica in occasione dell’inaugurazione di una pista da sci con neve sintetica».
Una storia di successo, bruscamente interrotta nel 1957 con il fallimento dell’azienda a causa del mancato pagamento di una maxi commessa di infissi e della crisi dell’edilizia. Riprese le attività nel 1960 costruendo sci da neve e d’acqua, tavoli da ping-pong e vogatori da palestre chiudendo definitivamente nel 1969. —D.R.
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