Il Tirreno

Pistoia

«Tutti insieme con prefetto e soprintendenza per il Marini»

Tommaso Artioli
«Tutti insieme con prefetto e soprintendenza per il Marini»

Le opposizioni chiedono un consiglio comunale aperto per condividere una strategia che possa salvare il museo di Pistoia

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PISTOIA. Un consiglio comunale aperto per mettere tutte le parti in causa “allo stesso tavolo” e condividere di fronte alla città una strategia univoca per affrontare la questione del trasferimento delle opere del museo Marino Marini a Firenze. È la proposta, oggetto di una mozione, che rinnovano con forza i gruppi di opposizione a Palazzo di Giano, preoccupati per una situazione «che prefigura una perdita enorme per Pistoia» e che «è stata gestita in maniera insufficiente dall’amministrazione Tomasi». A fare fronte comune sono i rappresentanti del Partito democratico, di Pistoia Sorride, del Movimento 5 Stelle, di Pistoia Spirito libero e di Pistoia Città di tutti.

«In questa situazione emergenziale – ricorda Walter Tripi (Pd) – da dicembre avevamo chiesto un consiglio comunale aperto, che per noi rappresenterebbe un passaggio di grande importanza. Sarebbe un’occasione per mettere allo stesso tavolo il prefetto, la Soprintendenza e le associazioni di fronte alla Fondazione Marino Marini e alla città. Ma venerdì scorso è stato fatto un passo indietro: la maggioranza ha mostrato contrarietà rispetto alla proposta di un consiglio comunale aperto, mentre il sindaco non si è espresso. Abbiamo l’impressione che l’amministrazione prosegua con un approccio insufficiente e non chiaro e non capiamo quale sia la strategia».

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«Come minoranze – sottolinea Federica Bonacchi (Pistoia Città di tutti) – ci siamo espressi in varie occasioni sulla necessità di una seduta di consiglio aperta, anche per l’importanza che avrebbe la simultaneità degli interventi da parte delle istituzioni. Un consiglio aperto avrebbe il pregio di coinvolgere le realtà che ruotano intorno al museo Marino Marini, che hanno il diritto di avere risposte chiare, oltre a rappresentare un invito per il sindaco a riferire la propria posizione».

C’è lo scarso coinvolgimento dell’opposizione e la retromarcia di fronte all’ipotesi di una seduta aperta tra i comportamenti imputati all’amministrazione di centrodestra.

«Noi – osserva Nicola Maglione (Movimento 5 Stelle) – abbiamo dato la massima disponibilità per fare fronte comune. Nonostante questo, la questione è stata gestita continuando ad escluderci. Da parte dell’amministrazione c’è stata un’inspiegabile retromarcia rispetto a dicembre sulla proposta di consiglio comunale aperto. Il non voler rispondere pubblicamente prevale sul dare alla città la possibilità di mantenere le opere di Marini: c’è la paura che possano emergere le mancanze dell’amministrazione nella gestione della vicenda. La questione è politica e non solo tecnico-giuridica: se sono stati commessi degli errori, è un’opportunità per rimediare. E se non ci sarà il consiglio aperto, siamo pronti a chiederne uno straordinario».

«Il consiglio comunale aperto – spiega Tina Nuti (Pistoia Spirito libero) – sarebbe una forma di rispetto nei confronti dei tanti cittadini che hanno firmato la petizione per mantenere le opere a Pistoia».

«Sarebbe il momento – conclude Alessandro Cenerini (Pistoia sorride) – di pensare non solo ad azioni difensive e di tutela, ma ad azioni di sviluppo delle politiche culturali, che in questa città sono assenti. Dal momento che tutti sono d’accordo sul fatto che le opere di Marini debbano restare a Pistoia e che abbiamo l’area dell’ex ospedale del Ceppo, perché non pensiamo di fare proprio in quell’area il museo Marino Marini? Come fai a mettere in difficoltà la Fondazione Marino Marini se non prevedi di fare altro rispetto a quello che c’è? ». —

Tommaso Artioli
 

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