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Lesioni alla moglie, annullata la condanna

Lesioni alla moglie, annullata la condanna

Il commerciante di 57 anni accusato di aver tentato di strangolare la coniuge potrà essere nuovamente giudicato 

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pistoia. Era stato assolto con formula piena in primo grado. Ma poi, in appello, era stato condannato. E ora la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso presentato dai legali dell’imputato, ha nuovamente capovolto il verdetto, annullando la condanna e ordinando un nuovo giudizio di appello. Al centro della vicenda, un noto commerciante pistoiese, di 57 anni, originario della Valdinievole, sotto processo da oltre 7 anni perché accusato dalla moglie di aver tentato di strangolarla, sotto gli occhi della figlia minorenne.

L’episodio risale al 2012, quando, nella loro casa situata nella zona nord di Pistoia, durante una lite di famiglia per ragioni economiche, il marito mise più volte le mani addosso alla donna. Il giudice di primo grado aveva assolto con formula piena il commerciante, ritenendo «lacunosa e contraddittoria» e «alquanto inverosimile» la testimonianza resa dalla moglie.

«Dal referto del pronto soccorso – spiega l’avvocato Gerardo Marliani – emerse che la donna si era presentata in ospedale senza sintomi specifici e lamentando unicamente dolore al collo dopo strattonamento. La donna fu quindi dimessa dal pronto soccorso senza che fosse necessaria la consulenza dell’otorinolaringoiatra e con la semplice prescrizione di un antidolorifico».

Il giudice di primo grado aveva poi considerato la circostanza che la figlia, presente durante la lite dei coniugi, avesse affermato che il padre non aveva preso per il collo la madre.

Ma i giudici della Corte d’Appello, a seguito dell’impugnazione proposta dal pubblico ministero, avevano ribaltato il verdetto di primo grado, condannando l’imputato a 6 mesi di reclusione, oltre al risarcimento del danno, valutando in modo molto diverso dal giudice di primo grado le testimonianze delle due donne.

Ma il commerciante non si è arreso al verdetto dei giudici di appello e ha deciso di ricorrere in Cassazione, affidandosi agli avvocati Gerardo Marliani e Andrea Galeassi del Foro di Pistoia. «La sentenza di appello – conclude l’avvocato Marliani – sembrava meritevole di essere censurata dalla Corte di Cassazione perché nel giudizio di appello non si era tenuto conto dei più recenti principi di diritto espressi dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo». Vale a dire l’obbligo di risentire i testimoni in aula, con l’esame incrociato tipico del processo accusatorio, se a quelle testimonianze si attribuisce un valore del tutto diverso rispetto alle valutazioni compiute dal giudice precedente. —



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