Il Tirreno

Pistoia

indagine lampo 

Rapina al club ippico: in cella marito e moglie

M.D.
Rapina al club ippico: in cella marito e moglie

Dopo il furto di 400 euro la presidente ha cercato di bloccare  il furgone dei coniugi in fuga ricevendo però una sportellata

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pistoia. Si era presentata lì con la scusa di voler iscrivere la figlia al corso di salto ostacoli. E si era messa a scattare col cellulare delle foto di cavalli e percorsi da mostrare poi alla bambina – a suo dire – malata a casa. Ma quando la presidente del “Club ippico Oasi” si era distratta, lei si era intrufolata nell’ufficio, aveva arraffato 400 euro dalla borsa della donna, e si era allontanata correndo verso la strada. Per poi salire sul furgone a bordo del quale l’aspettava il marito, che, quando la vittima, scoperto ciò che era avvenuto, si era precipitata fuori cercando di bloccargli la via di fuga, l’aveva prima colpita con una sportellata e poi costretta a togliersi di mezzo ingranando la marcia.

Era il primo pomeriggio del 28 dicembre scorso. Identificati grazie al numero di targa e riconosciuti poi dalla derubata e da una testimone, ieri mattina marito e moglie sono stati arrestati dai carabinieri della Stazione di Pistoia. Grazie alle indagini lampo portate a termine dai militari di viale Italia, il gip del tribunale ha disposto nei confronti dei coniugi la misura della custodia cautelare in carcere. A finire dietro le sbarre, Luigi Amico, 57 anni, e Graziella Fusser, 55, residenti a Pieve a Nievole. I reati loro contestati sono quelli di rapina e di lesioni (7 i giorni di prognosi per la vittima a causa delle escoriazioni alle gambe subite quando il furgone le era andato addosso).

Come detto, l’episodio è avvenuto il 28 dicembre, all’interno della sede dell’associazione sportiva, che si trova in via Tazzerina e Sardigna. Graziella Fusser aveva fatto finta di essere interessata alle attività del club ippico in attesa del momento giusto per entrare in azione. A quel punto era sgattaiolata negli uffici e aveva rubato il denaro dalla borsa che la presidente aveva lasciato sul divano. La vittima però aveva scorto la ladra proprio mentre usciva dall’edificio, e le avveva chiesto perché fosse entrata lì: “Non ho fatto niente, non ho preso niente!” aveva ripetuto la donna mentre in tutta fretta si dirigeva verso il cancello. La presidente, insospettita, era corsa nell’ufficio e, constatato che i 400 euro erano spariti, si era precipitata fuori, in strada. Lì aveva visto il furgone, con al volante un uomo che lei già conosceva di vista: un paio di mesi prima si era presentato al club con la stessa scusa della figlia malata. E subito dopo aveva scorto la borsa della ladra – che nel frattempo si era nascosta nel vano di carico – sul sedile posteriore. Aveva intimato al conducente di restituirle il denaro, ma come tutta risposta aveva ricevuto una sportellata sulla spalla, per poi doversi togliere di mezzo per non essere travolta. Non prima, però, di aver inviato un sms col numero di targa al padre ex carabiniere. —

M.D.

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