A Gello altre 7 persone all’ospedale per colpa del monossido
È forse di alcune crepe nella canna fumaria della caldaia l’origine dei malori di un’89enne Controllati anche i familiari, la badante e il tecnico riparatore
GELLO. Era tornata nella sua casa di Gello proprio lunedì, dopo aver trascorso due settimane nella camera iperbarica dell’ospedale di Careggi, dove era stata ricoverata per un’intossicazione da monossido di carbonio. E quella stessa sera, è successo di nuovo: i sintomi, per l’anziana donna di 89 anni, si sono ripresentati. Come una quindicina di giorni prima. Il mal di testa, poi la vista ha iniziato a diventare sempre più sfocata, e sono cominciati i leggeri malesseri e le palpitazioni, insieme alla nausea. Il figlio, allora, preoccupato, ha chiamato il 118 e nell’abitazione, verso le 20,30, è intervenuta un’ambulanza della Misericordia di Gello. I soccorritori sono rimasti una ventina di minuti in quella casa, poi hanno trasportato l’anziana al pronto soccorso del San Jacopo (prima di essere trasferita di nuovo a Careggi per la terapia iperbarica).
Ma una volta spiegata la situazione, i medici hanno deciso di fare accertamenti anche sul figlio della donna, un uomo di 57 anni. E, con lui, su tutte le persone che, in qualche modo, avevano trascorso del tempo nell’abitazione di Gello. Il verdetto non ha lasciato dubbi: sette, in totale, le persone intossicate. Non soltanto l’89enne e il figlio, ma anche una parente di 56 anni e i due figli di lei, un ragazzo di 14 anni e una ragazza di 17. I sanitari hanno pure collegato alla famiglia l’accesso al pronto soccorso, verso le 20 di lunedì scorso, di una donna di 36 anni – anche lei con sintomi da intossicazione – che ha raccontato, poi, di lavorare come badante per l’89enne. Ed hanno infine contattato il tecnico – 51 anni – che quel pomeriggio era andato nell’abitazione di Gello per la revisione della caldaia, anche lui invitato dai sanitari ad andare al pronto soccorso per gli accertamenti del caso.
A Gello, inoltre, sono intervenuti i vigili del fuoco di Pistoia per individuare la causa dell’avvelenamento da monossido di carbonio. Che, secondo i primi accertamenti, sarebbe dovuto a delle piccole fessure e crepe lungo la canna fumaria. Una situazione piuttosto comune, dovuta, di solito, alla cattiva tenuta delle canne fumarie e alla carenza (se non addirittura all’assenza) di manutenzione degli apparecchi a combustione che si trovano nelle nostre cose.
È fondamentale, dunque, secondo gli esperti, fare attenzione. Anche perché il monossido di carbonio – come ricorda l’Asl Toscana Centro – è un gas incolore, inodore, insapore e non irritante, ma altamente tossico per il nostro organismo. Ma allora, come prevenire l’intossicazione? Innanzitutto, come detto, controllando gli apparecchi da combustione e, al tempo stesso, garantendo una corretta areazione dei locali. —
Martina Trivigno
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