Uno strano accordo comune fondazione
Il tempo corre e sul futuro della Fondazione Marino Marini di Pistoia e del museo di corso Silvano Fedi ancora non ci sono novità, rispetto a quelle portate dal presidente, Paolo Pedrazzini, nella sua visita-blitz l’antivigilia di Natale. Con l’annuncio della prossima sospensione delle attività e «altro non dico adesso perché non voglio rovinarvi il Natale». Ma si sa che l’idea è quella di spostare a Firenze la maggior parte delle opere del grande scultore.
Da allora le uniche notizie sono state l’incarico all’ avvocato Alessio Colomeiciuc, di seguire la faccenda per conto del Comune. E, oggi, l’assicurazione di Emilia Zarrilli che la prefettura sta vigilando. Per contro, l’ingresso al museo, in corso Fedi, ha già ospitato due manifestazioni cittadine di protesta (una bipartisan e una dei soli gruppi di opposizione) e un’altra è in programma stamani. Sulla piattaforma “Change.org” il “Tirreno” ha raccolto centinaia di firme per mantenere le opere artistiche di Marino Marini nella sua città natìa.
Insomma, i cittadini fanno quello che possono e intanto sperano. Sperano che ad un livello più alto si stiano mettendo in atto tutte le contromisure possibili per evitare lo smantellamento del museo Marini. Più che sperare, in mancanza di notizie, non è dato fare. Salvo leggere dell’accordo stretto tra Comune e Scuola Normale di Pisa per aggiornare e potenziare tre musei pistoiesi: il Civico, il Marini (guarda un po’) e Palazzo dei Vescovi. Partner dell’operazione, oltre alla Fondazione Caripit, proprio la Fondazione Marini guidata da Pedrazzini. Con l’aria che tira, questa collaborazione è proprio ciò che serve a Pistoia?
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