Il Tirreno

Pistoia

l’intervista 

Sognava di fare il cantante poi è diventato un attore

Alessandra Tuci
Sognava di fare il cantante poi è diventato un attore

Fin da piccolo Lorenzo Pratesi immaginava di calcare le scene da protagonista  L’amore per il teatro lo ha portato a studiare recitazione, nel 2001 il debutto

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PISTOIA. I “non ce la farai mai” che spesso qualcuno ti vomita addosso per invidia o solo per pura cattiveria non lo hanno fermato. Lui, segno zodiacale “Vergine”, «pignolo al cento per cento», come si definisce, non poteva rinunciare ai suoi sogni di bambino. Quel bambino che a sei anni vuole fare il cantante e che inizia a masticare i film cult della commedia italiana, come quelli con Villaggio, Banfi o Pozzetto, per esempio. Poi l’amore smisurato per il teatro e per la recitazione che lo portano a frequentare diverse scuole teatrali nella sua Pistoia per proseguire la propria formazione a Firenze, alla Ancam Vox Video-Accademia della Voce, fino al debutto al teatro nel 2001 nella parte di Eros nello spettacolo “Con l’amor non si scherza”. Oggi, a due anni di distanza da “Lei non sa chi sono io”, Lorenzo Pratesi, con una carriera che spegne la ventesima candelina, torna sulla scena con la nuova commedia “Biancaneve e l’ottavo nano-la psicofiaba”, scritta a quattro mani con la collega e amica Laura Gamberi e già sold out al teatro Bolognini con una doppia data il 24 e il 25 gennaio.

Venti anni di carriera. Come nasce questa sua passione per il teatro? Com’era da bambino, ha sempre sognato di fare l’attore?

«Avevo sei anni e volevo fare il cantante. Essendo un bambino acuto e tutt’altro che rintontito dissi tra me e me: mamma mia, Lorenzo che voce brutta che hai? Siccome “perdere o fare le cose tanto per” non è mai stato nel mio dna, iniziai a guardare un sacco di film di commedia all’italiana. Rimasi affascinato da tantissimi b movie oramai considerati dei cult (Villaggio, Banfi, Pozzetto) ed iniziai a scrivere un po’di cose che con la maggiore età hanno preso ancora più forma e spazio. Inoltre sulla Rai da bambino guardavo le commedie in prosa e sono innamorato pazzo della città di Napoli. Queste tre cose insieme sono state pura dinamite artistica per me. Dopo anni dedicati allo sport (sono campione italiano di pattinaggio a rotelle), sport praticato ma che non ha lasciato in me grandi ricordi interessanti, decisi di mettere i pattini al chiodo e di dedicarmi alla mia passione per la recitazione. I vari “non ce la farai mai” presi a me, segno Vergine 100%, pignolo e che “più se ne parla meglio è” mi hanno aiutato tantissimo».

Dai Paskoski (compagnia teatrale fondata nel 2004) al debutto come solista: cosa è cambiato in questi anni?

«Tutto. Quando vedo foto di me già di qualche anno fa dico “e questo chi è? ” Diciamo che sono una persona molto più sicura e soprattutto assai più serena. Artisticamente si respira bene questo perché in ogni opera c’è tanto di me, delle mie emozioni, di ciò che penso, di come vivo, del mio modo di vivere la vita. Poi sono uscitissimo dal loop di “una commedia l’anno” . Esce quando è pronta, quando sono certo che tutti i tasselli siano a posto per fare bella figura. Non sono un improvvisatore in niente e raramente faccio azioni dettate dall’istinto senza pensare alle conseguenze. Poi ho smesso di rincorrere tutti. Chi mi vuole bene c’è, chi non c’è a posto così. Eh sì, in questo momento mi sto godendo il frutto di tante fatiche del passato».

“Biancaneve e l’ottavo nano” – la psicofiaba è la sua nuova creazione in collaborazione con la collega e amica Laura Gamberi. Com’è nato questo lavoro?

«La collaborazione è frutto di stima ed amicizia. Io e Laura ci conosciamo da oramai dieci anni ed abbiamo collaborato insieme da subito. Quando iniziai a pensare ad un sequel di “Lei non sa chi sono io” lei, con il suo fare un po’rock, mi disse “Facciamo un musical? ”. Risposi: “Te sei pazza, a me non piacciono. Facciamo una commedia musicale al limite”. Dopo due giorni partì la scrittura di Biancaneve. Da lì iniziai a cercare ed a contattare le varie organizzazioni umanitarie alle quali donare questa nostra bella creatura. E devo dire che è venuta davvero diversa dal passato».

Di cosa parla? Qual è il significato di psicofiaba?

«Parla di una principessa, Biancaneve, che vuole a tutti i costi tornare famosa e battere la concorrenza come un tempo. Si concentra solo su questo, è iraconda con le nuove dive cartoon, prova a fare la sexy di nuovo, ammicca al successo planetario. Ma solo l’analisi di se stessa e dei suoi obiettivi falliti la salverà e le regalerà una nuova favola da vivere. Aggiungiamo anche che è sedotta ed abbandonata da un uomo, interpretato da me, che non l’ha voluta nonostante fosse una regina dei cartoon. Da qui nasce il termine “psicofiaba”: tutto è basato su un giochino psicologico. Finché additi gli altri per i tuoi fallimenti e non interroghi te stesso, niente e nessuno ti può salvare». –

Alessandra Tuci

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