Il Tirreno

Pistoia

esame di maturità contestato 

Massimo dei voti ma gli negano la lode studente fa ricorso e il Tar gli dà ragione

Massimo Donati
Massimo dei voti ma gli negano la lode studente fa ricorso e il Tar gli dà ragione

Gianluca Cipriani vince la sua battaglia per la meritocrazia I giudici: «Incomprensibile il no della commissione»

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pistoia. Quella mancata lode affiancata al voto della maturità non gli era proprio andata giù. Certo, per il costante impegno profuso negli anni della scuola, ma soprattutto per il senso di ingiustizia provato di fronte all’ennesima sconfitta subita da quel valore tanto sbandierato ma nel nostro Paese sempre troppo poco applicato: quello della meritocrazia. E per questo Gianluca Cipriani, oggi 19enne studente universitario di Ingegneria meccanica, aveva presentato ricorso al Tar. Che adesso gli ha dato ragione: quel 100 con lode lui se lo meritava davvero e gli deve essere riconosciuto.

I giudici del Tribunale amministrativo regionale hanno annullato la decisione (e di tutti gli atti ad essa collegati) con cui, nel luglio scorso, gli insegnanti della quarta commissione d’esame del Liceo Scientifico di Pistoia aveva negato, per il no da parte del membro esterno, il massimo voto a Gianluca, studente della classe 5C. “Eccesso di potere per assoluta carenza di motivazione, illogicità e contraddittorietà” si legge nella sentenza, pubblicata lo scorso lunedì.

Andiamo per ordine. All’esame di maturità Gianluca Cipriani ottiene il massimo del punteggio (20/20) sia nelle due prove scritte che al termine della prova orale. Tuttavia, il 4 luglio successivo, la commissione decide di non attribuirgli la lode per l’unica ragione che non c’è l’unanimità in tal senso da parte degli insegnanti: come si legge nel verbale, secondo il membro esterno “il colloquio del candidato non è stato particolarmente brillante nella materia scienze naturali, microbiologia, chimica”. Una decisione assunta, dice la commissione, in forza dell’articolo 18 del decreto legislativo 62 del 2017, che, in effetti, richiede una delibera all’unanimità per l’attribuzione della lode.

Corretto. Se non fosse per un particolare. Nella seduta di insediamento del 19 giugno precedente, la stessa commissione aveva ratificato – in quel caso, sì, all’unanimità, compreso il commissario esterno – i criteri che dovevano essere rispettati per l’attribuzione della lode, previsti dalla normativa vigente: credito scolastico massimo con voto unanime del consiglio di classe; punteggio massimo di cento punti senza fruire dell’integrazione del punteggio; punteggio massimo previsto per ogni prova di esame”.

Tutti requisiti che Gianluca aveva. E soltanto di tali requisiti gli insegnanti avrebbero dovuto tenere conto per riconoscergli la lode, rispettando i vicoli che loro stessi si erano dati al riguardo, precludendosi a monte ogni tipo di successiva discrezionalità.

“L’esercizio a monte di detto potere discrezionale ha comportato che la commissione ha inteso vincolarsi, nel senso di riconoscere comunque la lode in presenza di alcuni presupposti, ritenuti espressione di un percorso di formazione meritevole di essere premiato con il massimo della valutazione possibile”.

Oltretutto, la commissione si era anche vincolata nel definire “particolarmente brillante” qualunque colloquio con punteggio non inferiore a 18/20, punteggio ben al di sotto di quello poi ottenuto da Gianluca. Anche per questo, il “no” del membro esterno è stato privo di qualunque fondamento secondo il Tar: “Non è dato comprendere le ragioni di detto giudizio negativo” scrivono i giudici nella sentenza. —

Massimo Donati

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