Il Tirreno

Pistoia

il processo 

Tragico taglio cesareo «Il feto cresceva bene»

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PISTOIA. L’aveva seguita per gran parte della gravidanza. E quando l’aveva visitata l’ultima volta, il 28 novembre 2012, sia lei che il bambino, ormai alla trentesima settimana, stavano bene. Ma appena quattro giorni dopo, era avvenuta la tragedia: quel drammatico pomeriggio del 2 dicembre di sette anni fa, la sua paziente venne trasportata d’urgenza all’ospedale, per poi essere sottoposta a un taglio cesareo, che però fu eseguito troppo tardi per salvare il feto.

Ieri mattina, la ginecologa della donna è comparsa sul banco dei testimoni del tribunale di Pistoia, chiamata a deporre nel processo che vede imputati, per il reato di procurato aborto, due medici, Giosuè Germano, 60 anni ( al tempo in forza al 118 di Pistoia), e del collega ginecologo Antonio Minuti, 65 anni, che lavorava all’ospedale pistoiese. Mentre la posizione del primo medico sembra essere stata chiarita dalle precedenti testimonianze (i tempi dei soccorsi del 118 erano avvenuti nei tempi previsti), le accuse nei confronti del secondo sono state ribadite nel corso della precedente udienza dal consulente della parte civile: sarebbe stato sufficiente che quel taglio cesareo fosse stato eseguito un’ora, forse anche appena mezz’ora prima affinché il bambino potesse sopravvivere con una probabilità di almeno il novanta per cento, ma ciò non era avvenuto in quanto, al pronto soccorso, il distacco della placenta non venne diagnosticato in tempo, a causa della mancata esecuzione del giusto tipo di ecografia.

E ieri mattina la ginecologa di fiducia della donna ha confermato che 4 giorni prima la gravidanza procedeva regolarmente: «La placenta era normale, il bambino cresceva bene» ha spiegato. —

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