Italia
Banhoff: «Ce l’ho con chi fa cultura sempre nello stesso modo»
Originario di Pieve a Nievole Ray Banhoff ha lavorato anni a Milano come giornalista e fotografo nelle radio e anche in alcune riviste rivolte ai giovani
PIEVE A NIEVOLE. Se Ray Banhoff (pseudonimo d’arte, ma preferisce che non venga svelato il suo nome vero) è diventato un viaggiatore critico delle città italiane, il merito (o la colpa, a seconda dei punti di vista) è anche del Tirreno. Sì, perché agli albori del millennio questo ragazzone di Pieve a Nievole, oggi 37enne, si presentò nella nostra redazione di Montecatini chiedendo di collaborare. E inizio così un viaggio nel giornalismo alla vecchia maniera, consumando suole di scarpe e interrogando la gente per strada. A cui aggiunse l’obiettivo di una macchina fotografica guidata dal suo occhio di falco. Dalla provincia profonda alla “Grande Milano”, instancabile fonte generatrice di giornalisti italiani, passano pochi anni. Si stabilisce in città sulla scia di collega che ce l’ha fatta collaborando con riviste per giovani. Dal 2008, per due anni, svolge ogni tipo di lavoro, dal cameriere, al corriere, al fattorino. Poi iniziano anche per lui le prime soddisfazioni personali. Grazie anche alla sua abilità con le immagini. Collaborazioni con City, Playboy, Riders. Si fa conoscere e arriva la “tranquillità economica”, come la chiama lui: diventa fotografo per le radio. «Cinque anni davvero belli – racconta – con servizi per Radio 105, Virgin, Radio Montecarlo. In studio e agli eventi in giro per la città e non solo».
L’approdo a Rolling Stone arriva solo dopo una sua attività editoriale. Nel 2015 farà discutere la città meneghina il suo libro con immagini di donne fotografate per strada (titolo: “Fie”, alla toscana).
«Ero colpito dalla bellezza femminile, vedevo queste ragazze eleganti e ben curate pensando che la città fosse una sfilata continua», dichiarerà lo “street photographer” in una intervista sollecitata dal vespaio sollevato dalla distribuzione del suo libro. Il motivo? Ovviamente nessuno di quei soggetti aveva dato il proprio consenso per la pubblicazione.
Perché Ray Banhoff è un po’ così: geniale e sbagliato al tempo stesso. Errori che lui ritiene marginali, a cominciare proprio dal suo pseudonimo: «Per Banhoff intendevo stazione ferroviaria in tedesco, ma non si scrive così». No, si scrive Bahnhof.
Così come la “Fiera del disco, del cd e del Fumetto usato e da collezione” non è quella che ha raccontato lui nel suo pezzo su Rolling Stone in cui parla di “Tristoia”, ma si è svolta il 14 e 15 settembre, con cento espositori, all’ex Breda.
Ma tant’è. A lui interessa denunciare il solito modo di fare cultura, con le solite «menosissime iniziative. Oggi non si può più dire nulla, non si può criticare. Io non ce l’ho con Pistoia, o con i pistoiesi, ma con chi ritiene che la cultura debba essere sempre e solo quella cosa lì. Seria, ma percepita dalla gente come... pallosa». Triste? «Ma guarda che Tristoia non l’ho mica inventato io». —
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.38068280:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2019/12/05/news/tristoia-una-delle-citta-piu-noiose-che-ho-visto-1.38068280]]
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.38097430:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2019/12/06/news/si-puo-essere-anche-felici-di-vivere-in-questa-tristoia-1.38097430]]
[[atex:gelocal:il-tirreno:pistoia:cronaca:1.38101903:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/pistoia/cronaca/2019/12/06/news/tristoia-un-mix-tra-invidia-del-contado-e-idea-di-cultura-a-costo-zero-1.38101903]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
