Il Tirreno

Pistoia

patrimonio  

L’anno jacobeo ci dia l’occasione per valorizzare l’altare d’argento

CLAUDIO ROSATI

L’opera ha bisogno di una nuova teca protettiva con un vetro quasi invisibile come quello della Gioconda

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CLAUDIO ROSATI

La chiamano la “Piccola Santiago”. E qualcosa di vero c’è se può capitare che all’ufficio turistico di Santiago de Compostela ti diano una pianta della città con l’immagine dell’altare d’argento dedicato nella cattedrale di Pistoia a Iacopo, il santo che accomuna le due città.

A Santiago, in Galizia, si vuole che siano le spoglie mortali dell’apostolo Giacomo il Maggiore, mentre a Pistoia se ne conserva un resto in un reliquiario realizzato da Lorenzo Ghiberti nel 1407. Il culto del santo viene introdotto nel 1145 dal vescovo Atto.

I rapporti tra le due città nella contemporaneità non sono mai venuti a meno, se non altro sul piano ideale. Sono sicuramente aumentati dopo il 1987 quando il cammino di Compostela, dichiarato e sostenuto come uno degli itinerari di devozione europea dal Consiglio d’Europa, accende una nuova luce sull’antico percorso di pellegrinaggio. Per Cecilia Pereira Maraimòn, commissaria per l’anno jacobeo del 2012, sono stati ventisettemila, l’anno scorso, i pellegrini italiani. Tra questi anche tanti pistoiesi che hanno fatto a piedi gli oltre 800 chilometri da Roncisvalle a Finisterre.

Sulla loro scia si muovono anche le istituzioni. Ci prova nel 2010 il sindaco Renzo Berti che insieme al collega di Assisi, altra città mistica, incontra Xose A Sanchez Bugallo, sindaco della città galiziana. Ma è Pisa a battere tutti sui tempi. Nello stesso anno, infatti, il sindaco Marco Filippeschi firma un patto di gemellaggio con Santiago de Compostela grazie a Santa Bona da Pisa, nata nel borgo di Chinzica. Bona, che già a sette anni scopre la sua vocazione religiosa, si fa pellegrina e assistente premurosa dei suoi compagni di viaggio. Si vuole che nell’ultimo dei nove faticosi pellegrinaggi, malata di febbri croniche ed emottisi, venga portata in volo alla meta dallo stesso Iacopo. Tornerà a Pisa con le conchiglie del pellegrino e qui morirà nel 1207.

Nel 2015 Martin Noriega, sindaco di Santiago e il responsabile della cattedrale della città spagnola, Segundo Pérez, accompagnato da Daniel Lorenzo, direttore della Fondazione che gestisce il monumento, accolgono una proposta di gemellaggio da parte del Comune di Pistoia guidato da Samuele Bertinelli. Saranno poi i vescovi delle due città a fare un passo concreto in questo senso.

Ora, in occasione del prossimo anno jacobeo, la pratica del gemellaggio riprende vigore con un programma di attività e di scambi. L’anno jacobeo riporterà sicuramente una nuova attenzione sull’altare d’argento dedicato a Iacopo e che impegnò diciassette orafi, da Andrea Iacopo d’Ognabene al giovane Filippo Brunelleschi, per ben centosessantanove anni di lavoro. Quest’anno l’altare compie 732 anni di vita.

L’altare, capolavoro di oreficeria fra Medioevo e Rinascimento, è uno delle opere maestre che distinguono Pistoia. Tant’è che fanno colpo quelle che sembrano dimenticanze, ma che forse sono solo scelte eccentriche. “Lasciamo alle guide turistiche – scrive Guido Piovene nel suo celebre “Viaggio in Italia” – il compito di portare il visitatore da Sant’Andrea all’Ospedale del Ceppo e ad San Giovanni Fuorcivitas, dal pergamo, celebrato in tutte le storie dell’arte, di Giovanni Pisano e alle profuse terrecotte policrome dei Della Robbia”. Silenzio, quindi, sull’altare e omaggio, invece, a piazza del Duomo che “supera ogni altra piazza comunale toscana e può essere paragonato solo a quella del Campo a Siena”.

L’altare, che nel corso dei secoli ha cambiato più volte collocazione nella chiesa, resta una delle opere attrattive di Pistoia, anche se la necessaria custodia lo tiene più nascosto rispetto ad altri beni. La cancellata che lo separa dal resto della chiesa è una vera e propria barriera culturale, non solo fisica.

Un secolo fa, agli albori del turismo, se ne reclamava già una maggiore apertura al pubblico. È Guido Macciò, regio ispettore onorario ai monumenti, a lamentarsi dei tempi di visita che per i “forestieri” sarebbero ristretti. Siamo aperti, replicano dalla Cattedrale, “dalle 4 e mezzo alle 12 e dalle 16.30 alle 19 nel periodo estivo; dalle 5.30 alle 12.30 e dalle 14 alle 16 in inverno”. In pratica più di ora e senza biglietto. Si rivendica poi il diritto al riposo degli inservienti.

I gemelli di Santiago l’hanno conosciuto quest’anno tramite il libro di Lucia Gai, “L’Altare argenteo iacopeo a Pistoia”, illustrato dalle foto di Niccolò Begliomini.

L’anno jacobeo potrebbe essere anche l’occasione per dare una nuova teca protettiva all’opera. La tecnologia è ora in grado di realizzare un pezzo senza che si vedano le cesure delle giunture e più maneggevole in caso di ispezione o di pulizia. La teca potrebbe scorrere su un binario e liberare l’altare. E soprattutto con un vetro quasi invisibile. Come quello che protegge la Gioconda al Louvre. —



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