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Pistoia

BIBLIOTECA SAN GIORGIO 

Cgil Incontri ha preso il via con un appello per i curdi

F.C.
Cgil Incontri ha preso il via con un appello per i curdi

Nel dibattito con Susanna Camusso le responsabilità europee in Medio Oriente «L’Europa attuale è un nano politico di fronte al nuovo sultano Erdogan»

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PISTOIA. L’ex segretaria generale della Cgil Susanna Camusso è stata tra le protagoniste, ieri, del primo giorno del ricco programma di Cgil Incontri 2019, quest’anno particolarmente aperto ai temi della politica e dell’attualità internazionali. La manifestazione è ospitata quest’anno dalla biblioteca San Giorgio. Ceduto il governo del sindacato a Maurizio Landini, Susanna Camusso è ora la responsabile delle politiche internazionali Cgil. E proprio dalla tavola rotonda da lei coordinata è arrivato un ragionato appello per la pace in Rojava, l’amministrazione autonoma della Siria del nord est, la terra dove vive la maggioranza dei curdi siriani e che ora subisce l’attacco della Turchia di Erdogan.

Temi insoliti per una kermesse sindacale. Ma – come ha sottolineato nel suo intervento l’ex europarlamentare Elly Schlein – spesso sono i sindacati a parlare di cose che la politica non affronta o non sa più affrontare.

Camusso ha incassato con soddisfazione l’osservazione, accompagnata peraltro dall’applauso dei presenti. L’ex leader Cgil aveva appena finito di elencare le gravi responsabilità dell’Occidente sulla situazione delle popolazioni curde siriane. Alle quali – ha detto – è stato delegato il contrasto al califfato nero, il Daesh, salvo poi, con un tweet di Trump, abbandonarli alle mire espansionistiche del “nuovo sultano” Erdogan. Che nei curdi vede dei nemici dal punto di vista geopolitico ma anche perché propugnano un modello democratico e tollerante, rispettoso dei diritti civili, in particolare di quelli delle donne.

Di fronte a questa situazione, l’Europa è un «nano politico», come ha sintetizzato Fabio Alberti, esponente dell’associazione “Un ponte per...” che si occupa di cooperazione internazionale. Alberti ha sostenuto che per agire utilmente in Medio Oriente servirebbe un progetto politico di ampio respiro, non dettato esclusivamente dal terrore dei paesi europei per il fenomeno dell’immigrazione. Fenomeno le cui dimensioni reali lo renderebbero facilmente gestibile.

L’elenco delle responsabilità europee è stato allungato proprio da Schlein, che ha ricordato – a proposito di migranti – l’accordo stipulato nel 2016 con la Turchia proprio per bloccare la via balcanica di immigrazione in Europa. «Quel flusso di immigrati non arrivava allo 0,25% della popolazione europea, ma faceva talmente paura che si fece un accordo con Erdogan, lo stesso accordo che ora il presidente turco minaccia di disdettare». Invece proprio adesso «ci sarebbe bisogno di una voce europea forte, che ribadisse a livello mondiale i valori di tolleranza, rispetto dei diritti umani e democrazia di cui sono intessuti i trattati dell’Unione europea».

Questo e gli altri dibattiti della giornata si sono svolti nell’auditorium Terzani della biblioteca San Giorgio, di fronte ad una platea meno numerosa di quello che meriterebbero certi temi. —

F.C.

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