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Pistoia bocciata in raccolta differenziata qui non si ricicla neanche il 40 per cento

Fabio Calamati
Pistoia bocciata in raccolta differenziata qui non si ricicla neanche il 40 per cento

Terzultimi in Toscana e fanalino di coda nell’area metropolitana. E così le bollette di Alia sono sempre più pesanti

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PISTOIA. Passano gli anni, ma per Pistoia la raccolta differenziata dei rifiuti rimane una materia da insufficienza grave in pagella. Lo certificano anche gli ultimi dati (che si riferiscono al 2018) sfornati da Arrr, l’azienda regionale per il recupero delle risorse, unica realtà autorizzata a fornire dati certificati sulla produzione di rifiuti urbani nei comuni toscani.

Pistoia, nelle graduatorie di Arrr, si piazza all’ottavo posto su 10 capoluoghi di provincia, con una percentuale di raccolta differenziata del 38,5 per cento. Peggio fanno soltanto Grosseto con il 37,3 per cento e Massa con il 32. La differenza rispetto alle città più virtuose è abissale: basti pensare che Lucca vanta l’80,7% di raccolta differenziata e la vicina Prato è al 71,8%. Per completare il quadro dell’area metropolitana, anche Firenze, con il suo 53,5%, fa meglio di Pistoia. Empoli (che pur non essendo capoluogo di provincia è inserito in tabella, viste le dimensioni della città, paragonabile con le altre) è addirittura all’84,2%, che vale il primato regionale.

Insomma, come molto spesso succede anche per altri indicatori, Pistoia si trova nei bassifondi della classifica regionale e nettamente la realtà meno virtuosa quando si prende in esame la cosiddetta area metropolitana Firrenze-Prato–Pistoia, che comprende i più diretti concorrenti della città di Giano sul piano economico e sociale.

D’altra parte la città sconta anni di ritardi sul fronte della raccolta differenziata. Le scelte della giunta Bertinelli si sono concretizzate solo in parte: la raccolta porta a porta non è mai decollata secondo le previsioni (ad esempio mancano i centri specializzati previsti), creando però i grossi problemi di gestione dei bidoncini nelle strade del centro.

Dal 2017 la giunta Tomasi ha cambiato strategia, puntando in centro sui cassonetti interrati, che però sono in corso di installazione proprio in questi giorni, e che bisognerà attendere il 2020 per vedere regolarmente in funzione. Tempi lunghi (vedi sotto) anche per applicare la strategia dell’amministrazione sul resto della città: se ne riparlerà a partire dal 2020 almeno.

La conseguenza molto concreta è che da Pistoia partono ogni giorno per gli impianti di smaltimento grandi quantità di spazzatura “indifferenziata”, comprensiva cioè di parte di quella carta, vetro, alluminio eccetera che altrove imboccano le strade del riciclo e delle aziende specializzate che trasformano questi materiali in materie prime seconde.

E questo contribuisce ad appesantire la bolletta di Alia: nel 2019 i pistoiesi stanno pagando 3 milioni in più, con un aumento del 17% sull’anno precedente. Non è solo colpa della poca raccolta differenziata, bene ricordarlo: ma certo i ritardi della città su questo fronte hanno un loro peso.

Limitandosi alla provincia, ci sono comunque numerose realtà più virtuose. Lamporecchio, ad esempio, riesce a fare il 90,4% di raccolta differenziata, Serravalle l’86,8 e Monsummano l’86,2%. Nell’area pistoiese, Agliana (62,9%) e Quarrata (64,5) fanno segnare percentuali comunque al di sopra della media dell’Ambito territoriale Toscana centro e della Regione.

Peggio di Pistoia riesce invece a fare Montecatini Terme, dove la raccolta differenziata è ferma al 29,5%, un dato veramente insoddisfacente. Peggio riesce a fare soltanto il comune montano di Abetone-Cutigliano, con un misero 20% di raccolta differenziata. È vero che gli abitanti sono solo poco più di 2.000, ma Abetone-Cutigliano deve fare i conti tutti gli inverni con il grande flusso di turisti invernali, che di rifiuti ne producono in quantità. —

Fabio Calamati

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