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Pistoia

il caso 

«Don Biancalani ritorni a fare il prete come prima»

Martina Trivigno
«Don Biancalani ritorni a fare il prete come prima»

Acceso dibattito con alcuni rappresentanti della parrocchia di Ramini Lui risponde: «La soluzione è quella di delegare sempre di più ai laici»

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pistoia. «Don Massimo, hai trascurato la tua chiesa, i tuoi parrocchiani. Troppo. Da tre anni, a Ramini, non dai più neppure la benedizione alle famiglie. Tutto questo è il segnale che delle lacune, sulla tua strada, le hai lasciate».

Sono cinque i parrocchiani di Ramini che, ieri pomeriggio, hanno incontrato don Massimo Biancalani, a Vicofaro.

Monica Tempestini, Romana Cioni, Bruna Carigiani, Francesca Greco e Marco Lombardo non le hanno mandate a dire al sacerdote, “accusato” di aver trascurato i suoi doveri di parroco perché sommerso dall’emergenza migranti a Vicofaro. «Non ce l’abbiamo con loro – spiegano – ma don Massimo deve tornare a fare il parroco. Non possiamo più andare avanti così». Sono stati proprio loro a redigere un documento – con ben 238 firme in calce – con cui facevano notare al sacerdote le sue «mancanze» e richiamandolo ai suoi doveri da guida parrocchiale.

Ed è stato proprio don Biancalani a convocare, ieri pomeriggio, una conferenza stampa a Vicofaro a cui sono stati invitati – oltre alla stampa – anche alcuni componenti della parrocchia di Ramini.

«Sono dispiaciuto – ha esordito il sacerdote – che qualcuno possa essere rimasto male per quanto successo. Ma si tratta di situazioni facilmente risolvibili, nate soltanto da alcune incomprensioni. Sono felice, comunque, che questi aspetti siano stati portati alla mia attenzione perché significa che ci si interessa ancora alle cose della parrocchia».

Ma don Biancalani non ha, al momento, nessuna intenzione di abbandonare i suoi numerosi impegni.

«La soluzione – sottolinea il sacerdote – è quella di delegare sempre di più ai laici. C’è bisogno, poi, di un comitato che sia attivo sul territorio. Sta per scoppiare una questione importante, a Ramini: il campo da calcetto e la struttura laterale, vicino alla chiesa, sono abusivi. Sono stato in Comune, ma mi hanno detto che nessuno di quei locali è registrato al catasto. A breve ci sarà un controllo della polizia municipale e questa questione dovrà essere affrontata».

Ma i parrocchiani di Ramini insistono. «Non sappiamo niente di questa storia – aggiungono – ma quel che è certo è che non è stata più organizzata la tradizionale festa di Ramini. Sono pochissimi i bambini che frequentano il catechismo, i genitori si sono allontanati, migrando in altre parrocchie».

«Noi – sottolineano i cittadini – non viviamo bene questa situazione di degrado e abbandono. Siamo stanchi di vedere le biciclette dei migranti dentro i locali della sacrestia, e le cicche di sigaretta gettate nell’acquasantiera, dove non c’è neppure più l’acqua santa».

Ma, per don Biancalani, i 400mila euro investiti – e spesi – per ristrutturare il tetto della chiesa, sono una delle prove del suo interesse verso la parrocchia di Ramini.

«Questo vuole essere un messaggio di apertura e di ascolto verso la comunità – conclude il sacerdote – Riprendiamo insieme il cammino, vi affido intanto la questione del campo da calcetto e dei vicini locali».

Ma i parrocchiani non sono ancora del tutto persuasi.

La loro convinzione, infatti, resta sempre la stessa: «Don Massimo deve tornare a fare il sacerdote, proprio come un tempo». –

Martina Trivigno

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