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«La volta che trovai una pizza sopra la batteria dell’auto»

Valentina Vettori
«La volta che trovai una pizza sopra la batteria dell’auto»

I ricordi di Silvano Lenzi, elettrauto che festeggia mezzo secolo di attività «L’officina è tutta la mia vita, ho provato a stare a casa ma non ci riesco»

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pistoia. La passione per i motori e per tutto ciò che abbia quattro ruote, lo accompagna fin da bambino. Quando a poco più di dieci anni si sedeva al volante delle macchine e sognava di guidarle in lungo e in largo per il mondo. Quella stessa passione, mai sopita, che ogni giorno – da cinquant'anni – lo accompagna nella sua officina di viale Adua, a due passi dal ponte Europa. Un luogo che per Silvano Lenzi è come una seconda casa e dove, proprio in questi giorni, la famiglia soffia sulle candeline il mezzo secolo di attività. Insieme a Lenzi, la moglie Deanna Meoni e la figlia Sara. 72 anni, di cui oltre 50 spesi con gli attrezzi del mestiere in mano ad aggiustare piccoli e grandi guasti alle auto, Silvano Lenzi è instancabile nel suo lavoro. E non ha alcuna intenzione di ritirarsi.

«Ho iniziato a lavorare in un'officina quando ero un ragazzino – racconta Lenzi – All'epoca non sapevo niente, ma la voglia di impegnarmi e di lavorare non è mai mancata. Così ho cominciato a migliorare e a imparare sempre più cose. Un giorno, all'improvviso, il titolare dell'officina in cui lavoravo mi disse che avrebbe chiuso. E allora, non ci pensai due volte. Mi rimboccai le maniche e in pochi giorni trovai questo posto. Una mattina alzai il bandone e scrissi a mano sulla parete “elettrauto”».

E così è cominciata l'avventura. Negli anni, l'attività dell'officina Elettrauto Lenzi Silvano è cresciuta fino a vedere impegnati al lavoro diversi operai, oggi però Lenzi è tornato ad aprire cofani e ad armeggiare su cavi e cavetti da solo, e manda avanti l'intera attività. In cinquant'anni di lavoro di episodi strani gliene sono capitati molti. «Una volta aprii il cofano di una macchina e trovai sopra la batteria un pizza tutta sbruciacchiata. Non ho ancora capito come ci fosse finita. Mentre l'episodio che ricordo con più simpatia è quello in cui una mattina fui svegliato dal campanello di casa alle cinque. Era un mio amico, doveva partire per andare a fare un mercato in Versilia, ma il furgone non si metteva in moto. Allora andai a vedere cosa fosse successo. Arrivato lì, girai la chiave nel quadro e il furgone si mise in moto subito. Rimanemmo di stucco».

«Questa è tutta la mia vita – prosegue l'elettrauto - Ci ho anche provato a stare a casa, ma dopo due giorni devo tornare in officina». E il via vai dei clienti da lui è continuo. «Di giorno tengo le pubbliche relazioni – scherza Lenzi – e allora poi, per recuperare, lavoro di notte. Sono fatto così. Faccio il ragioniere, tenendo i conti delle attività, e il ragazzo di bottega che si sporca le mani con gli attrezzi del mestiere».

In effetti l'anima di Lenzi è rimasta quella di un ragazzo. «Sono molto orgoglioso di quello che ho costruito in cinquant'anni di lavoro e grande impegno. Mi sono tolto anche un po' di sfizi. Ho guidato grandi macchine, come il sogno di salire su una Ferrari con mia figlia e portarla in giro. Quello che mi è sempre mancato è scendere in pista e gareggiare. Ma non si può mai dire, non ho ancora abbandonato questo desiderio». —

Valentina Vettori



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