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Pistoia

il caso 

Dopo 10 anni vince la causa per l’energia gratuita

Massimo Donati
Dopo 10 anni vince la causa per l’energia gratuita

Si fece installare sul tetto un impianto solare da 60.000 euro: costretto a rivolgersi al giudice per il rispetto del contratto

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pistoia. Quando aveva firmato il contratto era convinto che, grazie alla vendita del surplus di energia elettrica, quell’impianto fotovoltaico da 60.000 euro sul tetto di casa non gli sarebbe costato un solo centesimo. Ritrovandosi nel contempo a non dover pagare la bolletta per i successivi vent’anni. Ma così non era stato. Non solo non aveva avuto indietro l’acconto e la caparra versati all’azienda che doveva realizzare e gestire il tutto, per un ammontare di 10.500 euro, ma si era ritrovato a pagare per anni le rate del finanziamento che aveva dovuto sottoscrivere per dare il via al progetto.

A più di dieci anni da quella firma, dopo una battaglia legale andata avanti per tre anni e mezzo, Nicola Bruni, di Cantagrillo, ha ottenuto giustizia. Grazie alla causa intentata davanti al tribunale civile di Pistoia dal suo avvocato, Alessandro Fagni, la giudice Elena Piccinni ha dichiarato la risoluzione del contratto per grave inadempimento, condannando la Fin Project Group srl a restituire tutti i soldi ricevuti dal cliente. Che, inoltre, avrà indietro anche i 35.471 euro sborsati in questi anni alla società di finanziamento. Ritrovandosi con un impianto perfettamente funzionante ed energia elettrica gratuita a volontà.

Come spiega l’avvocato Fagni, nel 2009 il suo assistito aveva deciso di approfittare degli incentivi europei per gli impianti ad energia solare: installandone uno avrebbe potuto ripagarsi l’energia consumata con quella eccedente venduta dalla compagnia elettrica agli altri utenti. Fatto sta che il 29 giugno di quell’anno aveva sottoscritto un contratto per la realizzazione e la gestione ventennale di un impianto da 3-5 kilowatt con la Fin Project Group srl, con la “Formula casco globale”, che prevedeva la completa gratuità dell’installazione.

L’operazione prevedeva, in attesa dell’arrivo dei contributi, che il Bruni versasse un acconto e accendesse un finanziamento per coprire il costo dell’impianto, pari a 60.000 euro.

E come ha sancito anche la giudice, il contratto prevedeva la restituzione sia delle somme versate alla società che delle rate via via versate alla finanziaria proprio grazie ai contributi europei. Qualora i contributi non fossero stati sufficienti, la differenza avrebbe dovuto mettercela la Fin Project Group srl, che proprio a tale scopo avrebbe dovuto, per contratto, rilasciare al cliente una polizza fideiussoria , che però non era mai arrivata.

La giudice spiega quindi come sia stato accertato il “grave” inadempimento contrattuale da parte della società, visto che “la gratuità dell’operazione rileva quale elemento centrale ed imprescindibile dell’intera operazione” e tenuto conto che ad oggi il Bruni “ha pagato rate del finanziamento per un importo ben superiore della metà della somma finanziata”. La giudice ha stabilito inoltre che i 49.500 euro erogati la società finanziaria li dovrà riavere dalla Fin Project Group srl. —

Massimo Donati

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