Il Tirreno

Pistoia

caso mondiali di ciclismo 

Per Fratoni e Riccomi arriva l’assoluzione con la formula più ampia

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pistoia. La Corte d’appello ha confermato l’assoluzione già arrivata al termine del processo di primo grado davanti al tribunale di Pistoia. Ma lo ha fatto con la formula più ampia prevista: perché il fatto non sussiste. Si è conclusa ieri la vicenda giudiziaria che per sette anni ha visto sotto accusa Federica Fratoni,47 anni (nella foto), attuale assessore regionale all’Ambiente (Pd), e l’esponente socialista Roberto Riccomi (65), accusati di tentato abuso d’ufficio per gli incarichi affidati all’ex ingegnere capo della Provincia, Paolo Mazzoni, all’interno del Comitato tecnico per i Mondiali di ciclismo del 2013.

All’epoca Federica Fratoni era presidente della Provincia di Pistoia. La tesi della procura era quella che la nomina dell’amico Mazzoni servisse a Riccomi per stringere il controllo sui lavori stradali che sarebbero stati appaltati per preparare al meglio le strade dei Mondiali di ciclismo.

Contro la sentenza di assoluzione di primo grado aveva fatto appello la procura. E a quel punto gli avvocati difensori di Fratoni, Pier Matteo Lucibello e Claudio del Rosso, avevano proposto appello, per ottenere l’assoluzione con una formula ancora più ampia: non più soltanto “perché il fatto non costituisce reato” ma “perché il fatto non sussiste”. Richiesta a cui in udienza si sono associati i legali di Riccomi, Gianluca Lomi e Francesco Barontini.

«Si conclude oggi – ha commentato ieri con soddisfazione Federica Fratoni – la mia vicenda giudiziaria per i fatti legati alla gestione dei Mondiali di ciclismo 2013, che, nonostante la richiesta di archiviazione del pubblico ministero e poi l’assoluzione in primo grado di giudizio, ha visto una ulteriore appendice in secondo grado, di cui sono comunque grata. La sentenza di appello odierna, infatti, mi consente di ottenere l’assoluzione con la formula più ampia riconosciuta dalla legge, perché il fatto non sussiste. Un esito positivo, che conferma la mia totale estraneità ai fatti, ma che certo non cancella questi lunghi anni di sofferenza miei e della mia famiglia. Ringrazio gli avvocati, Pier Matteo Lucibello e Claudio del Rosso, per l’impegno professionale e umano profuso, e la magistratura nel cui operato ho sempre avuto fiducia».

«Come amministratore – conclude – mi preme un’ultima considerazione riguardo l’attuale sistema di giustizia, sul quale, se una vicenda come la mia impegna ben sette anni di tempo e di risorse pubbliche per concludersi, probabilmente è necessaria una riflessione, che rimetto al legislatore per i percorsi di riforma già in atto». —

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