Quando le donne che difendono incontrano le donne da difendere
Al Piccolo Teatro Bolognini testimonianze di diritti violati e battaglie per la giustizia negata L’appuntamento organizzato da Ordine degli avvocati e Fondazione per la formazione forense
l’evento
Sta tutto lì. In quella toga da avvocato appoggiata su una sedia vuota. Un omaggio ad una donna che per giuramento difende e che ora, proprio per quel suo impegno, si trova nelle condizioni di essere difesa. Ma anche il simbolo, forte, del significato che il tema dell’incontro doveva, nell’intenzione degli ideatori, trasmettere. Così, ieri pomeriggio, sul palco del Piccolo Teatro Bolognini, al fianco degli altri relatori chiamati a portare la propria personale testimonianza sulle “Donne che difendono e le donne difese”, c’era anche quella sedia vuota, idealmente destinata a Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana paladina dei diritti delle donne ora detenuta perché condannata a 33 anni di carcere e 148 frustrate per aver esercitato il suo dovere nel nome della giustizia.
Un incontro quello di ieri – organizzato dall’Ordine degli avvocati e dalla Fondazione per la Formazione Forense di Pistoia nell’ambito della terza edizione di “Immaginati Avvocato” – in cui, come hanno spiegato la presidente dell’Ordine pistoiese, Cecilia Turco, e il presidente della Fondazione, Enrico Panicucci, raccontare la forza sovranazionale del diritto, del valore della difesa, del rispetto per ogni persona, dei principi di libertà ed umanità. Donne avvocato e donne sotto accusa, come la “capitana” Carola Rackete, la giovane comandante tedesca della Sea Wach, arrestata lo scorso 29 giugno per aver fatto sbarcare a Lampedusa 42 naufraghi, indagata per resistenza a pubblico ufficiale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. A raccontare la sua esperienza sul palco, l’avvocato Leonardo Marino, legale della Ong Sea Watch.
E coordinati dal direttore del Tirreno Fabrizio Brancoli, in un teatro tutto esaurito, c’erano ier a parlare di giustizia e di diritti al femminile anche la professoressa inglese Helen Fenwick, attuale consulente sui diritti umani per Doughty Street Chambers; l’avvocata pisana Rosa Capria, prima donna a ricoprire la carica di consigliere segretario del Consiglio nazionale forense; Gherardo Colombo, ex magistrato del pool “Mani pulite”in pensione, fondatore dell’associazione Sulle regole; l’avvocata turca Serife Ceren Uysal, componente dell’associazione degli Avvocati progressisti turchi; e l’avvocata Barbara Spinelli, membro del comitato esecutivo dell’European association lawyers for democracy & World human rights.
Ciascuno a portare la propria esperienza, a testimoniare la forza delle donne e i loro diritti violati. Come l’avvocato Marino, che ha raccontato della «forza, il coraggio e la competenza» dimostrati da Carola Rackete per portare in salvo i profughi accolti sulla sua nave. «Quello che è successo in Italia non è normale. Con un ministro dell’Interno che sui social scrive delinquente, zecca tedesca... E che rilascia una serie infinita di dichiarazioni che non fanno che fomentare odio. Insulti di fronte ai quali la reazione di Carola è stata da vera signora: non ha mai replicato».
E poi l’avvocata Barbara Spinelli, attivista per i diritti umani, per anni osservatrice in Turchia prima di essere cacciata dal regime di Erdogan, protagonista nel far entrare anche nella lingua italiana il termine “femminicidio”: una parola che sta contribuendo a demolire nel nostro paese l’idea “del gigante buono”, del “bravo ragazzo” che ha perso la testa. «In Italia, 7 femminicidi su 10 sono su donne che hanno già denunciato più volte gli atti persecutori e i maltrattamenti di cui erano vittime».
A dare voce alla drammatica esperienza di Nasrin Sotoudeh, l’avvocata Cecilia Turco, che, dopo che sulla sedia a lei destinata sono stati deposti una toga e un mazzo di fiori, ha letto una lettera scritta dal carcere. Quindi, la proiezione di un messaggio videoregistrato del marito.
Donne da difendere e donne uccise: come in Turchia, dove almeno 5 al giorno vengono ammazzate da mariti, padri o altri familiari, come ha denunciato l’avvocata Serife Ceren Uysal. —
Massimo Donati
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
