Il presidio
Momenti di tensione La folla vuole risposte
In centinaia hanno partecipato all’incontro in sala Francini Intanto aumenta la paura per la contaminazione dell’acqua
casalguidi. «Lei ci viene a dire che qui, a Casalguidi, si vive bene? Che non c’è inquinamento ambientale? Questa è un’offesa a tutti noi i cittadini». Una voce si leva dal pubblico, rivolgendosi al dottor Francesco Cipriani. Il direttore dell’Unità funzionale epidemiologica dell’Asl Toscana Centro ha appena detto che, nel comune di Serravalle, la situazione – dal punto di vista dello stato di salute – è tutto sommato in linea con i dati regionali. Ed è allora che nella sala Francini, in cui si sono radunate centinaia di persone, esplode la protesta. Voci che si accavallano con i rappresentanti del Comune – il sindaco Piero Lunardi e l’assessore Ilaria Gargini seduti in platea, in prima fila – che cercano, come possono, di placare la folla, inutilmente.
Ci sono tutto il malcontento e la rabbia, fino a quel momento repressi. E poi, inevitabilmente, c’è la paura. Mentre ascoltano le parole di Asl e Arpat, una sola frase esce, quasi all’unisono, dalle loro bocche: «Perché ci siamo trovati a questo punto?». La domanda cade nel vuoto. Poi la rabbia, a più riprese, emerge con forza. «Abbiamo una discarica di rifiuti speciali industriali, quella del Cassero – afferma un rappresentante del Comitato per la salute pubblica – C’è poi l’inquinamento della falda acquifera e l’incubo del cloruro di vinile, uno dei prodotti più pericolosi che esistano. Mi meraviglio, quindi, che il dottor Cipriani mi venga a dire che questo è un luogo tranquillo».
«Adesso – prosegue il rappresentante del Comitato per la salute pubblica di Casalguidi – ci venite a dire che farete dei controlli sull’acqua dei pozzi privati e pure sui terreni che si trovano vicino ai vivai. Ma la mia domanda è un’altra: perché, fino ad ora, nessuno ha controllato? Perché siamo arrivati a questo punto? Con persone che si sono ammalate e la cui vita, ora, è appesa a un filo».
Scoppia un applauso, ed è difficile trattenere il pubblico.
«Quando sai che il tuo vicino di casa ha contratto il sarcoma – sottolinea una signora della zona – è difficile non avere paura. È come un tarlo che si insinua dentro. Non riesci a pensare ad altro. Vivi con il terrore negli occhi e nella mente. Con l’ansia, appunto, che il prossimo possa essere un nostro familiare. Per questo motivo siamo arrabbiati. E anche per questo non possiamo accontentarci della risposte che Asl e Arpat ci hanno dato».
Sono tante le ipotesi che gli abitanti di Casalguidi – soprattutto quelli più anziani, in quanto memoria storica del paese – portano all’attenzione dei medici. Ma, in ogni caso, bisognerà aspettare la conclusione delle interviste (prevista per fine ottobre) e anche delle indagini sull’acqua e sul terreno nei dintorni e dei vivai.
«C’è in gioco la nostra salute – concludono alcuni cittadini – Siamo stanchi di sentire un discorso dietro l’altro. Esigiamo, adesso, risposte concrete». —
M.T.
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