Il Tirreno

Pistoia

Vivai: baluardi a difesa dell’ambiente, lo dice una ricerca del Centro servizi agro ambientali e forestali

Nicola Gonfiantini
L'imprenditore Francesco Mati
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L'imprenditore Francesco Mati

L’imprenditore Francesco Mati: va riqualificato il verde pubblico. L’assessore regionale Federica Fratoni: il settore ha evitato la cementificazione

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PISTOIA. Il tema di un futuro sostenibile, sempre più verde, aumentando la presenza di alberi e piante, che punti maggiormente, nel settore vivaistico, ad una riduzione degli agenti inquinanti e basato sulle buone pratiche, per un maggior benessere collettivo è la rotta tracciata e da seguire per l’azienda florovivaistica Mati 1909. In quest’ottica, nella sede di via Bonellina, si è svolto il convegno “Sosteniamo il cambiamento e riprendiamoci il futuro” che ha messo al centro la tematica della sostenibilità ambientale, declinandola anche nelle direttrici economiche, sociali e culturali. Sul tema, si sono succeduti come relatori Federico Di Cara, dottore agronomo, i docenti universitari fiorentini Francesco Nicese e Cesare Pacini, il dottor Daniele Massa, Francesco Mati, co-titolare di Mati 1909 e presidente del Distretto Vivaistico, e Federica Fratoni, assessore regionale all’Ambiente.

Il piatto forte è stato, senza dubbio, la presentazione di uno studio, innovativo per il nostro territorio, realizzato dal Centro servizi agro ambientali e forestali di Pistoia, relativo allo stoccaggio di CO2, alla produzione di ossigeno ed alla riduzione di agenti inquinanti su un campione rappresentativo di 30 ettari del vivaio pistoiese. I dati, molto sinteticamente, indicano, come risultato positivo e di beneficio per l’aria che respiriamo, 250 tonnellate di C02 (anidride carbonica) sequestrate ogni anno a fronte di 182 tonnellate di ossigeno, invece, liberate. Se valutate ed inserite nell’intero processo produttivo (trasporto, consumi energetici, gasolio, est) il bilancio netto resta comunque positivo per 48 tonnellate di CO2 sequestrate ogni anno. La vasetteria, invece, per i maggiori input richiesti, ha un bilancio di CO2 negativo di 26 tonnellate, dato compensato dalle positive performance ambientali del “pieno campo” +74 tonnellate.

Secondo lo studio, sono 2284 kg gli inquinanti rimossi grazie agli alberi e agli arbusti che funzionano da filtro purificando l’aria che ci sta intorno. Sempre sul campione di 30 ettari del vivaio Piante Mati 1909, si produce un altro beneficio: si arriva a diminuire il calore ambientale per 435milioni di kcal ogni anno.
Interessante l’analisi del beneficio ambientale a livello di distretto (pari a 5200 ettari di vivai, di cui 3700 ettari pieno campo e 1500 vasetteria) secondo la quale, si “sequestrano” 63.150 tonnellate di anidride carbonica, si “liberano” 45.780 tonnellate di ossigeno si “assorbono “563 tonnellate di inquinanti ogni anno. Lo studio, poi, mette a confronto le emissioni di anidride carbonica a metro quadro in un anno per il settore vivaistico (2, 5 Kg/m2/anno) rispetto a industria tessile (550 kg/m2/anno) e cartiera (3327 kg/m2/anno), Vivai Mati 1,73.
Infine un confronto fra i vari contesti dove si evince, con una certa sorpresa, che l’assorbimento totale degli inquinanti risulta per il vivaio (108 kg/ha/annuo), per il bosco (95) per le aree verdi urbane (25).

Francesco Mati ha invitato i ragazzi presenti al convegno ad avere senso critico, ad approfondire, prima di parlare di cose che non si conoscono. «Dobbiamo cercare di intervenire sulla riqualificazione del verde pubblico – ha concluso Mati, in conferenza stampa – non è solo un problema estetico ma culturale».
Federica Fratoni ha detto che questo studio rappresenta una sfida e dimostra che la presenza del distretto vivaistico porta anche dei benefici ambientali, oltre a quelli, già largamente riconosciuti, occupazionali. «La presenza dei vivai – ha concluso Fratoni – ha evitato la cementificazione ed è un indiscusso vantaggio per l’aria che respiriamo». L’area vivaistica, ha concluso, rappresenta «una straordinaria opportunità ambientale».

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