Il Tirreno

Pistoia

Bentivogli, Hitachi ha ancora troppi lavoratori nell’indotto

Valentina Vettori
I lavoratori Hitachi, leader nella costruzione dei treni
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I lavoratori Hitachi, leader nella costruzione dei treni

Il segretario generale di Fim ha incontrato i dipendenti della fabbrica leader nella costruzione di treni

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PISTOIA. «A Hitachi? Chiediamo un impegno serio affinché al suo interno sia adottato un sistema di responsabilità sociale di sito». Ovvero che l'azienda si dimostri responsabile non solo verso ciò che accade ai suoi dipendenti, ma anche nei confronti di quelli (in percentuale decisamente superiori ai primi) che lavorano all'interno del suo indotto. . A rivendicare maggiori diritti nei confronti dei lavoratori delle aziende esterne che fanno capo allo stabilimento ferroviario di via Ciliegiole è Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl, che nella mattinata di ieri ha fatto tappa in città per incontrare i lavoratori della fabbrica pistoiese e discutere con loro anche del rinnovo del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici per il triennio 2020-2022. Un tour che poi è proseguito nel pomeriggio con la partecipazione al convegno promosso dalla Diocesi di Pistoia sul welfare.

A distanza da qualche anno dalla sua ultima visita all'azienda, Bentivogli si dice soddisfatto del percorso intrapreso dai vertici pistoiesi del colosso giapponese leader mondiale della produzione ferrotranviaria. Dal 2015, con l'avvento di Hitachi, «l'azienda – sottolinea Bentivogli – è cresciuta e ha consolidato la sua situazione finanziaria, risalendo la china delle enormi difficoltà dal punto vista finanziario, salariale e occupazionale legati agli ultimi anni di gestione di AnsaldoBreda».

Nonostante il lavoro fatto dai vertici giapponesi, però, rimane la questione dell'indotto, «nodo centrale per la produttività dell'azienda e per il suo funzionamento». Due gli aspetti su cui il sindacalista punta il dito. Da una parte «la quantità di lavoratori dell'indotto che è decisamente troppo alta». Dall'altra la questione legata alla scarsa formazione e qualificazione delle persone che ci lavorano. «Non si può pensare – rimarca il segretario generale Fim – che un'azienda venga risanata, senza al contempo accompagnare il processo a una fondamentale riqualificazione dell'indotto. E proprio su questo, chiediamo che Hitachi si assuma una responsabilità sociale di sito, facendo in modo che all'interno del suo indotto ci siano solo aziende che rispettano gli standard di qualità lavorativi e i tempi di consegna, ma che al contempo rispettino le condizioni di legge e contrattuali nei confronti dei lavoratori. Vogliamo che all'interno dello stabilimento siano rispettate le condizioni di vita e di lavoro degne di questo nome. Questo è ciò che contraddistingue un sito produttivo complessivamente di qualità da uno che non lo è».

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