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Tassa rifiuti sempre più cara. Allarme di Confcommercio

Fabio Calamati
Rifiuti ammucchiati fuori dai cassonetti e dalle campane per la plastica e vetro
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Rifiuti ammucchiati fuori dai cassonetti e dalle campane per la plastica e vetro

A Pistoia l’aumento medio per le aziende è arrivato fino al 30 per cento anche se la spazzatura diminuisce. Differenze enormi tra comuni confinanti 

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PISTOIA. Anno dopo anno la Tari continua a crescere. Famiglie e attività economiche pagano sempre di più per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Nonostante che di rifiuti se ne produca sempre meno. E nonostante che la qualità del servizio riscuota valutazioni tutt’altro che lusinghiere. E per di più, il peso della Tari sul portafogli delle imprese può variare in modo clamoroso – addirittura raddoppiare – a seconda del comune in cui ci si trova.. A sollevare di nuovo la questione del costo del servizio rifiuti è la Confcommercio, che a livello nazionale ha svolto l’ennesima ricerca che accende l’allarme soprattutto per la situazione di Pistoia.

“La situazione più preoccupante – si legge nella nota di Confcommercio – è proprio quella del comune capoluogo, dove si stima un aumento sulla Tari pro capite fino al 30% rispetto al 2018 per le utenze non domestiche. Fra queste a pagare da sempre il prezzo più alto sono ristoranti, bar, pizzerie ma anche ortofrutta, pescherie, fiori e piante, edicole, tabaccherie: per loro gli aumenti nell’ultimo anno sono superiori al 15% con costi insostenibili per le piccole e medie imprese”. Vero che ci sono le agevolazioni, ma queste , lamenta l’associazione, “richiedono un impegno notevole da parte degli operatori che per ottenerle devono operarsi in contesti non sempre semplici (come accade per la raccolta del vetro nel centro storico)”.

A questo si somma il livello di qualità del servizio offerto che secondo OpenCivitas – sito promosso dal Dipartimento delle Finanze per determinare i fabbisogni standard delle amministrazioni locali – posiziona Pistoia nel 2018 sotto la sufficienza (con punteggio 4), nella media regionale.

Nel quadrante metropolitano della provincia di Pistoia l’aumento più rilevante della Tari comunque non è quello di Pistoia (15,7% in media sul 2018) ma quello di Quarrata (+17,4%). I due comuni sono però un bell’esempio di quella sperequazione su base geografica di cui si diceva all’inizio. Un ristorante, adesempio, a Pistoia paga 37,3 euro al metro quadro, che a Quarrata scendono drasticamente a 17,4. Quindi basta una decina di metri tra un locale e l’altro per vedersi applicare tariffe una la metà dell’altra.

“Si tratta – sottolinea Confcommercio – di esempi che rimandano a un quadro travagliato e poco omogeneo che continua a penalizzare le attività economiche e che frena il loro sviluppo. Per Confcommercio la fotografia rimandata dall’indagine locale è preoccupante, ancora di più se si considera che dal 1 gennaio dello scorso anno Comuni avrebbero dovuto avvalersi delle risultanze dei fabbisogni standard nella determinazione dei costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti”.

La conclusione? “Servono risposte urgenti – termina la nota della Confcommercio – per avviare una profonda revisione dell’intero sistema che rispetti il principio europeo ‘chi inquina paga’ e tenga conto delle specificità di determinate attività economiche delle imprese del terziario, al fine di prevedere esenzioni o agevolazioni per le aree che di fatto non producono alcun rifiuto e sulle quali invece continua ad essere calcolata integralmente la tassa”.

 

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