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Italia Moderna a Palazzo Buontalenti la seconda tappa della maxi-mostra

Fabio Calamati
Italia Moderna a Palazzo Buontalenti la seconda tappa della maxi-mostra

La Fondazione Pistoia Musei inaugura l’esposizione che racconta gli anni 1960-1975 con oltre ottanta opere

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Pistoia. Giro di boa per la grande mostra “Italia Moderna 1945-1975”, la grande rassegna dedicata all’arte contemporanea italiana con cui la Fondazione Pistoia Musei, nell’aprile scorso, ha iniziato la sua attività nel ristrutturato Palazzo Buontalenti (in via Abbi Pazienza 1). Una mostra così vasta, con oltre 150 opere esposte, da essere divisa in due fasi, su base cronologica. E ieri, conclusa la prima parte (“1945-1960, Le macerie e la Ricostruzione”), si sono aperte le porte della seconda tappa, “1960-1975, Il benessere e la crisi”. Il curatore è sempre lo stesso, Marco Meneguzzo, così come la provenienza delle opere esposte è sempre quella delle collezioni di Banca Intesa Sanpaolo. La mostra è sempre allestita a Palazzo Buontalenti e rimarrà aperta fino al 6 gennaio 2020.

Ieri il presidente della Fondazione Pistoia Musei e della Fondazione Caripit, Luca Iozzelli, insieme a Marco Meneguzzo e alla responsabile del patrimonio storico artistico di Intesa Sanpaolo Silvia Foschi, ha presentato il secondo tempo della mostra. «L’esposizione – ha detto Iozzelli – è particolarmente interessante, perché con documenti, foto e filmati, aiuta a ricostruire il contesto dell’epoca in cui nacquero le opere in mostra. Gli anni Sessanta furono quelli del boom economico e dell’ottimismo, ma alla fine affiorano i problemi economici e sociali, la stagione del terrorismo nero e rosso. Un periodo che è interessante rileggere attraverso gli occhi degli artisti, invito i pistoiesi ad essere curiosi e a venire a vedere».

Iozzelli ha anche detto di ritenersi soddisfatto dei riscontri ottenuti dalla prima metà della mostra. Anche dal punto di vista numerico: 5.000 visitatori in 4 mesi. «Non pochi, se si pensa che la mostra su Marino Marini nell’anno di Pistoia capitale della cultura, ne fece 8.000». Meneguzzo ha ulteriormente valorizzato le cifre fornite da Iozzelli. «Se si pensa – ha detto – che le mostre a Palazzo Reale a Milano arrivano, quando va bene, a 20-22.000 visitatori, e che sono gratuite, facendo le proporzioni tra Milano e Pistoia, 5.000 visitatori non mi sembra affatto un brutto risultato».

E questo trascurando la valorizzazione della città che certi eventi creano. Basti pensare – lo ha ricordato Silvia Foschi – che con la nascita della Fondazione Pistoia Musei, la città è entrata in un’orbita, quella della valorizzazione dell’immenso patrimonio artistico di Intesa Sanpaolo, che comprende esposizioni permanenti a Vicenza, Napoli e Milano.

Tornando alla mostra, che è stata aperta ieri pomeriggio alle 18, Meneguzzo ha sottolineato la ricchezza dell’apparato informativo, che vuol guidare il visitatore nella rivisitazione, con gli occhi degli artisti, degli anni dal 1960 al 1975. Artisti particolari, ha precisato il curatore. «Non i geni, che spesso non sono rappresentativi del loro tempo, ma quelli spesso a torto considerati minori, che peraltro non sono affatto inferiori ad altri, magari stranieri, e ben più celebrati». Meneguzzo non ha nascosto questa finalità quasi “politica” della mostra. «Dobbiamo difendere la nostra arte e i nostri artisti, che ci sono e sono bravissimi» ha aggiunto. Peraltro nelle undici sale in cui è articolata la mostra, è facile imbattersi in nomi tutt’altro che secondari delle vicende artistiche contemporanee: dal famoso “Spazio elastico” di Gianni Colombo, protagonista alla Biennale di Venezia del 1968, a Mimmo Rotella, Mario Ceroli, Mario Schifano, Emilio Tadini, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Alighiero Boetti, Mario Merz.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 18, ultimo ingresso alle 17,30. Chiusa il mercoledì. —

Fabio Calamati

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