Il presidio
«Era un presidente unico, scendeva in campo con noi»
Parlano due grandi capitani: Andrea Bellini, guida della Pistoiese che salì in B e Andrea Daviddi, leader della “Maltinti” prima squadra cittadina di basket in A2
PISTOIA. «Un presidente fuori dagli schemi, è per quello che tutti gli volevano bene». Come per molti altri giocatori, il rapporto di Roberto Maltinti con Andrea Bellini andava al di là di quello lavorativo tra dirigente e giocatori. Il calciatore pratese più amato a Pistoia, lo storico capitano di un dream team arancione che sotto la presidenza Maltinti corse dalla D alla serie B in 7 anni fino allo spareggio di Bologna nel 1995, parla con commozione. «Pistoia ha perso un personaggio importante per lo sport, ma io ho perso un amico».
«Roberto Maltinti riprese la Pistoiese dopo il fallimento- continua Bellini, da anni allenatore- io ero già a Pistoia da un anno ma si può dire che ho cominciato quasi con lui. Dal suo arrivo in serie D, iniziammo una cavalcata che ci portò a vincere la C2 e poi la C1 raggiungendo la serie B. Me lo ricordo dopo la vittoria a Bologna, steso negli spogliatoi nel mezzo della baldoria. Gli dissi: “Che cosa fai?” E lui: mi godo questo momento».
Sembra di vederlo Maltinti urlare dalle tribune di quello che si chiamava ancora “Comunale”, mentre Bellini ricorda quel «presidente fuori dagli schemi, che più che un dirigente era considerato come uno della squadra... Lui scendeva in campo con noi, per me è “il presidente”. Una persona buona che trasmetteva onestà, lealtà e sportività».
E un emozionante ricordo ha aperto ieri la homepage del sito dell'Us Pistoiese con le parole del presidente Orazio Ferrari. «Una persona e uno sportivo di grande valore, una guida e un maestro, un uomo vero e sincero. Presidente e tifoso proprio come me. Maltinti ha insegnato a tutti come si faccia a gettare sempre il cuore oltre l’ostacolo, anche nei momenti difficili. Perdiamo l’uomo, ma non l’insegnamento che lascia in eredità: amare lo sport, essere ambiziosi per puntare in alto, ma tenendo sempre i piedi in terra».
Cambia lo sport, non cambiano le parole. «Roberto amava tutti i giocatori che si attaccavano alla maglia. Oggi forse è una debolezza, 30 anni fa era normale. In noi rivedeva la sua enfasi, la sua grinta, era come se scendesse in campo con noi». Andrea Daviddi è stato il capitano di quella “Maltinti” che portò Pistoia per la prima volta nel paradiso del basket nel 1987, un sogno chiamato A2 conquistato con lo spareggio di Arese. Quando gli diciamo che la stessa frase sullo «scendere in campo con noi» l'ha usata anche un altro mito dello sport pistoiese come Andrea Bellini, l'emozione rompe quasi la voce di Daviddi.
«Da Pistoia sono passati molti grandi giocatori - continua - e io non sono stato certo tra i migliori. Ma mi considerava sempre il suo capitano probabilmente perché in me rivedeva la sua voglia. Me lo ricordo sul balcone dell'Auditorium. È stato bello vivere quegli anni insieme e non è un caso se io qualche anno dopo l'ho scelto come testimone di nozze».
Una scelta fatta anche da un altro grande capitano, Fiorello Toppo, portato all'altare da Robertone, segno di un legame molto più intenso di quello tra giocatore e presidente. «Ho perso sei anni fa mio padre - racconta commosso Daviddi- e da un po' l'avevo sostituito con Roberto che consideravo il mio secondo padre. Lo sapeva anche la mia mamma che è distrutta come me». —
E.P.
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