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Pistoia, l’emorragia di imprese non si ferma più: negativi anche i primi 6 mesi dell’anno
Sono 1.242 le chiusure contro 1.176 aperture. Pistoia penultima in Toscana. E in 10 anni sono sfumate 1.755 aziende
PISTOIA. Nei primi sei mesi dell’anno a Pistoia e provincia sono nate 1.176 imprese e se ne sono chiuse 1.242. Il saldo è negativo per 66 unità, con un tasso di crescita anch’esso negativo dello 0,2 per cento. Soltanto la provincia di Arezzo ha fatto peggio dall’inizio dell’anno. Insomma, ancora una volta Pistoia e provincia trovano il loro posto solo nella retroguardia della Toscana dal punto di vista economico. E, fenomeno da un certo punto di vista ancora più preoccupante, restiamo il fanalino di coda dell’area della Toscana centrale: Firenze ha chiuso il semestre in pareggio, Lucca cresce dello 0,2%, Prato addirittura dello 0,4.. Questa l’istantanea scattata dal sistema informatico delle Camere di commercio al 30 giugno 2019 e resa pubblica nei giorni scorsi.
La crisi economica si avvia ad essere superata un po’ dappertutto ma a Pistoia la tendenza continua ad essere negativa, come se il tessuto economico locale, fatto soprattutto di piccole e piccolissime imprese, facesse più fatica di altri a riprendere il cammino della crescita.
Il risultato negativo, in effetti, è frutto in particolare di un tasso di mortalità delle imprese nettamente superiore alla media regionale: 3,8% contro il 3,4. Dall’altra parte, il tasso di natalità, cioè il ritmo al quale nascono le nuove imprese è invece appena sopra la media regionale: 3,6 contro 3,5. Si uniscono quindi grande debolezza strutturale (e non è una novità) e relativamente scarso dinamismo imprenditoriale.
Ma il fenomeno non è congiunturale. Se si allarga l’analisi agli ultimi dieci anni, da quel 2009 che vide l’espandersi della prima ondata della lunga crisi economica fino ad adesso, si vede facilmente come Pistoia e provincia abbiano perso 1.755 aziende (tasso di crescita negativo del 5,9%). Negli stessi anni, la Toscana in generale ha fatto segnare sì un arretramento del suo tessuto produttivo, ma solo del 3,5%. Insomma, Pistoia in questi anni ha sofferto molto più delle altre province. E al momento è difficile individuare un settore in grado di trainare una ripresa finalmente forte.
Tornando ai dati dell’ultimo semestre, infatti, salta all’occhio che un po’ tutti i settori segnino risultati negativi per quanto riguarda l’anagrafe delle imprese. Perde (-1,7%) il settore manifatturiero nel suo complesso, con un andamento particolarmente negativo del “sistema moda” (tessile, abbigliamento, calzature). Perde il commercio al dettaglio (-2,3%, 186 aziende che hanno tirato giù il bandone contro solo 96 nascite), perdono le costruzioni (-1%). Sfoggia un segno negativo persino il settore dell’agricoltura, cioè per lo più del vivaismo, con un -1,7% che lascia poco spazio alle illusioni.
Dal punto di vista geografico è facile vedere come nessun quadrante della provincia riesca a strappare un segno positivo. La Valdinievole è quella che va meglio, nel senso che complessivamente la perdita si ferma allo 0,1%, contro lo 0,2% del quadrante metropolitan e lo 0,6 della montagna.
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