Italia
«L’Arpat ha già escluso che sia legato alla discarica»
Il dottor Francesco Cipriani, direttore del dipartimento Prevenzione dell’Asl, spiega come non via siano in paese fattori ambientali di rischio
casalguidi. Si definisce sarcoma dei tessuti molli. Un termine generico per definire un tumore che generalmente si sviluppa nei tessuti connettivi, nelle ossa, nei muscoli, nelle cartilagini, nei vasi sanguigni, bel tessuto adiposo. Soprattutto negli arti. E da cinquant’anni a livello mondiale si cerca di capire da cosa sia causato, e, in particolare, perché periodicamente si verifichino dei picchi localizzati in piccole comunità, chiamati “cluster”. Ma nessuno è ancora riuscito a trovare una spiegazione scientifica per questi picchi. E quello che si è verificato a Casalguidi è proprio un “cluster”.
«È successo che dal 2009 al 2019, ma soprattutto negli ultimi 5-6 anni, è stato segnalato un numero elevato di questi tumori rari – spiega il dottor Francesco Cipriani, direttore del dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Asl Toscana Centro, che coordina l’indagine epidemiologica partita proprio ieri mattina – Tumori che normalmente hanno un’incidenza a livello mondiale di 5 casi su 100. 000 abitanti. Si è calcolato che a Casalguidi, seimila abitanti, ci sia stata un’incidenza otto volte superiore alla media. Anche se ricerche scientifiche condotte a livello internazionale non hanno identificato chiari fattori di rischio per queste patologie, il manifestarsi di un numero elevato di questi casi impone di verificare se nelle storie personali e familiari dei malati ricorrono dei fattori comuni, con particolare riferimento a sostanze inquinanti ambientali o a specifiche abitudini di vita».
Il dottor Cipriani però tranquillizza la popolazione: «Possiamo già adesso escludere che ci siano dei fattori di rischio ambientali clamorosi. L’Arpat ha già escluso che possa dipendere da un inquinamento ambientale derivante dalla discarica, e a Casalguidi non ci sono altri insediamenti che possano rappresentare una causa. Le persone pensano subito che possa dipendere da qualcosa presente nell’aria e nell’acqua, ma i controlli che vengono eseguiti continuamente lo escludono. L’unica cosa che potremo fare, per escludere anche tale ipotesi, è quella di analizzare i pozzi privati dell’area interessata, perché quelli non sono soggetti a controlli, a differenza dell’acqua pubblica».
Tra colori che sono stati colpiti dal sarcoma a Casalguidi, si è verificato un solo decesso, nel febbraio dello scorso anno. L’indagine epidemiologica, attraverso le interviste ai malati e alle loro famiglie, è partita ieri. Ma non ci sono molte speranze sul fatto che riuscirà a svelare il mistero del picco che ha colpito il paese. «Al mondo la letteratura scientifica non ci è mai riuscita» spiega il dottor Cipriani. –
M. D.
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