Il presidio
Padre-padrone cacciato di casa dal giudice dopo anni di pugni, calci e colpi di cinghia
Operaio indagato per violenze e soprusi sulla figlia e sul figlio più grandi ma anche sulla moglie, finita più volte all’ospedale
Pistoia. Quando i poliziotti le hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini la ragazza è sbiancata in volto. Di fronte alla certezza che il padre, a quel punto, avrebbe saputo che, dopo anni ed anni di botte e soprusi di ogni genere, lei aveva trovato il coraggio di denunciarlo. E, temendo che quell’uomo avrebbe davvero potuto ucciderla, ha deciso di raccontare tutta la verità. Anche quello che aveva taciuto quando, dopo l’allarme lanciato dai servizi sociali, era stata presa a verbale in questura la prima volta, nella speranza che, minimizzando la realtà di ciò che aveva dovuto subire, tutto si potesse chiudere con un nulla di fatto. E nero su bianco erano state messe tutte le violenze che aveva dovuto subire fin da quando andava alle scuole medie, lei, la mamma e il fratello di due anni più piccolo: schiaffi, pugni in faccia e sulla testa, calci nello stomaco, frustate inferte con la fibbia della cintura dopo essere stata legata alla scaletta del letto a castello...
Così, al termine delle ulteriori indagini condotte dagli investigatori della Squadra mobile, il pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco, ha chiesto ed ottenuto dal gip nei confronti del padre-orco la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e quella del divieto di avvicinamento a meno di 500 metri dalla moglie e dai figli e da tutti i luoghi dal loro frequentati, comprese le scuole. Il 50enne operaio albanese, residente sulla Piana pistoiese, è accusato del reato di maltrattamenti in famiglia, per il quale, a stretto giro, la procura ha chiesto in questi giorni il rinvio a giudizio.
Le indagini della Squadra mobile erano state avviate dopo una segnalazione inviata dai servizi sociali di Quarrata alla procura di Pistoia, quando, verso la fine del settembre dello scorso anno, la ragazzina si era presentata al doposcuola con un vistoso occhio nero. In quell’occasione però, con i poliziotti aveva cercato di ridimensionare ciò che aveva confidato alle operatrici e alla psicologa, sperando così che l’inchiesta penale nei confronti del padre non prendesse nemmeno il via. Ingenuamente. Intuendo però le possibili conseguenze, il pm, una volta conclusi gli accertamenti, lo scorso febbraio, ha fatto notificare l’avviso prima alla ragazza stessa, diventata nel frattempo maggiorenne, che a quel punto ha raccontato la realtà dell’inferno che lei, la madre e uno dei fratelli stavano vivendo da anni.
Ogni occasione era buona per il padre-orco per scatenare su di lei la sua violenza: quando prendeva un brutto voto a scuola, o non apparecchiava la tavola come voleva lui, oppure usciva con un abbigliamento che a lui non piaceva, o quando i fratelli più piccoli combinavano un guaio perché lei non li sorvegliava adeguatamente e allora la colpa era sua... E così erano schiaffi e pugni, e a volte anche bastonate e frustate con la cinghia dei pantaloni. Anche per il più grande dei suoi fratelli: in un’occasione erano stato entrambi legati alla scaletta del letto a castello e frustati con la fibbia della cintura dei pantaloni.
Una volta invece il padre l’aveva svegliata alle 5 del mattino perché la madre doveva accompagnarla a scuola prima quel giorno: per un “uffà” di troppo, era stata scaraventata a terra e presa a calci nella pancia.
E un episodio del 2014, quando lei, allora quattordicenne, e il fratello avevano fatto tardi perché erano dovuto tornare a piedi dal doposcuola. Il padre li aveva raggiunti per strada e li aveva presi a schiaffi e calci. Lei aveva sbattuto la testa sull’asfalto ed era finita al pronto soccorso.
Ma di botte, tante, ed iniziate già da molto tempo, ce n’erano anche per la madre della ragazza. Più volte finita all’ospedale, con delle fratture. Quando non si accontentava di “punirla” facendola restare ferma in piedi su un piede solo fin quando lui non diceva basta. Naturalmente, al pronto soccorso (quattro i referti acquisiti dalla polizia), la donna doveva sempre dire di essere caduta.
Tornando alla figlia maggiore, l’ultima volta che era stata picchiata era quella in cui il suo occhio nero era stato notato al doposcuola. La sera prima aveva “osato” gettare nella spazzatura degli scarti di una cotoletta che c’erano nel piatto del padre e che lei credeva fosse solo grasso. Era stata presa a schiaffi e pugni, e poi, quando era andata in bagno a sciacquarsi la faccia, lui era arrivato da dietro, l’aveva presa per i capelli e le aveva sbattuto il viso sul lavandino. —
Massimo Donati
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