Il Tirreno

Pistoia

la vittima 

La moto era per lui una seconda pelle

Valentina Vettori
La moto era per lui una seconda pelle

Ogni anno scendeva in pista al Mugello insieme agli amici che ora non sanno darsi pace per la sua tragica scomparsa

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pistoia. Le serate in compagnia degli amici di una vita, le battute accompagnate dalle grigliate estive. I sorrisi, le risate, gli abbracci e i baci. Le vacanze alle porte e tutta la vita davanti. Come succede a quell’età, quando ogni giorno della vita è un tuffo verso il futuro. Sempre in sella alla sua moto, fedele compagna di viaggio da cui non si staccava mai, quasi fosse una seconda pelle, di cui conosceva ogni dettaglio e ogni segreto.

Frammenti di una giovane vita spazzati via nel tempo di un soffio. Sullo sfondo, una lunghissima giornata di agosto in cui il dolore ha soffocato e spento ogni altra cosa intorno. Nicolò Nerozzi, 30 anni appena compiuti e un sorriso contagioso, si è spento all’ospedale fiorentino di Careggi alcune ore dopo il tragico incidente avuto nel tardo pomeriggio di venerdì, mentre – di rientro dal lavoro e dopo aver trascorso del tempo con gli amici – stava tornando verso la sua abitazione, a Gello. Un tratto di strada che avrà percorso chissà quante altre migliaia di volte, ma che venerdì – per un crudele gioco del destino – gli è stata fatale. Proprio lungo quella discesa dalla rampa della tangenziale che porta all’incrocio con via Vecchia Montanina, dove il ragazzo ha perso il controllo della moto, andando dritto verso il muro dalla parte opposta della carreggiata.

Nerozzi, appassionato di motori fin da giovanissimo, era un centauro esperto e lavorava in banca. Sulla sua moto viaggiava spesso in lungo e largo, in compagnia degli amici che con lui condividevano la sua stessa passione, e che ora non si danno pace per la tragedia accaduta a quel ragazzo sorridente. Tanti i momenti trascorsi insieme. Tante le corse all’autodromo del Mugello dove, ogni anno, l’appuntamento di gruppo con la discesa in pista sulla moto da corsa era irrinunciabile.

Ma riavvolgendo il flusso continuo dei fotogrammi della vita, quello di venerdì pomeriggio appare come un evento imponderabile. Uno strappo improvviso alla pellicola, e per questo ancor più difficile da accettare. Inutile cercare una spiegazione, forse a provocare tutto è stato un guasto alla moto. Chi gli è stato intorno in quei tragici momenti non si dà pace, e preferisce non parlare. La rabbia per quello che è accaduto si mescola al dolore, che è troppo forte. Un dolore che la famiglia, la fidanzata e gli amici hanno condiviso fianco a fianco nell’ospedale di Firenze, dove Nerozzi – trasportato d’urgenza nella speranza di un intervento che lo avrebbe potuto salvare – ha combattuto tra la vita e la morte per ore.

Una tragedia nella tragedia, perché la morte di Nicolò Nerozzi a distanza di cinque anni si aggiunge a quella del padre Stefano, vittima di un indicente altrettanto assurdo e che lo ha strappato alla vita, a bordo del trattore nei campi di Gello, nel 2014. —

Valentina Vettori

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