Il Tirreno

Pistoia

la controversia 

Lavoro non pagato, in lite avvocata e giardiniere

Pasquale Petrella
Lavoro non pagato, in lite avvocata e giardiniere

L’attività è stata svolta sul terreno in zona Arca di un cliente seguito dalla professionista, dubbi su chi ha dato l’incarico

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«L’avvocatessa Lucia Rapezzi mi ha dato l’incarico di ripulire il giardino del suo assistito, concordando anche il prezzo in dieci euro l’ora ma è da un anno che non riesco a riscuotere e tre avvocati da me consultati per agire nei suoi confronti si sono rifiutati di farlo».

Queste le affermazioni di Vito Farina che dichiara di vantare un credito per il lavoro fatto pari a millecinquecento euro.

«Non ho mai dato alcun incarico a Vito Farina, anzi, quando è venuto nel mio ufficio insieme al mio cliente, l’ho messo in guardia che se avesse preso l’incarico di quel lavoro che gli era stato prospettato avrebbe potuto riscuotere solo all’avvenuta vendita dell’immobile di proprietà del mio cliente che, per il resto, non possiede nient’altro. Io non sono e non sono mai stata l’amministratrice di sostegno del mio cliente che, dal 2017 peraltro, non ne ha alcuno, su disposizione del giudice – questa la replica dell’avvocatessa Rapezzi – Io ho solo avuto da lui l’incarico di verificare la regolarità urbanistica dell’immobile per poterlo vendere».

«Il fatto è che io non avrei mai accettato quel lavoro se me lo avesse chiesto quell’uomo – sostiene Farina – Io conosco la sua situazione economica e so che non ha i mezzi per pagare. Ho accettato il lavoro solo perché me lo ha chiesto l’avvocatessa».

I fatti risalgono all’anno scorso quando, dopo l’incontro nello studio dell’avvocatessa Rapezzi, Vito Farina ha lavorato da maggio a luglio per risistemare tutta l’area a verde della villetta dell’uomo. Una villetta, libera su tre lati e con un ampio giardino, che si trova in zona Arca.

«Ho lavorato per 150 ore facendomi anche aiutare da un’altra persona e mi spettano millecinquecento euro – dice Vito Farina – A fine lavoro ho chiesto il compenso all’avvocatessa e mi ha risposto di tornare dopo tre o quattro mesi. E così ho fatto, dopo quattro mesi sono tornato e mi ha risposto che non c’erano soldi e che lei non ce li avrebbe di certo messi di tasca propria. Così sono uscito dal suo studio e prima ho raccontato la storia a polizia e carabinieri ma entrambi mi hanno detto di rivolgermi a un avvocato. Ne ho contattati tre di fila e due di loro mi hanno anche preso rispettivamente duecento e centocinquanta euro salvo tutti dirmi, dopo qualche giorno, che non se la sentivano di agire contro una collega e che non c’era nulla da fare».

«Il signor Farina evidentemente non ha recepito il consiglio che gli ho dato quando è venuto nel mio ufficio – replica l’avvocatessa Rapezzi – Io non gli ho dato alcun incarico anzi, l’ho messo in guardia e ora si trova nella stessa situazione mia e del geometra che ha fatto la perizia sulla villa. Nessuno di noi ha riscosso il compenso e potremo farlo solo e se la villa verrà venduta visto che il mio cliente non ha alcun reddito al di fuori di quell’immobile».

«Inoltre comincio anche ad essere stufa di ricevere queste continue telefonate da avvocati e ora anche da giornalisti e quindi credo che tutelerò la mia situazione facendo tutto ciò che è necessario», conclude l’avvocatessa Rapezzi. –



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